Per tutti era Pablito, l’uomo del mundial 1982, il ragazzo del mondiale del 1978 che ha fatto sognare e scendere in piazza l’Italia intera ai tempi di Bearzot e Pertini, di Zoff, Gentile e dell’urlo di Tardelli. Fece sognare quell’Italia che battè il Brasile di Zico, l’Argentina di Maradona, la Polonia di Boniek e in finale la Germania di Rummenigge.Esplose nel Vicenza, passò al Perugia e poi alla Juventus per i suoi anni migliori. Nato a Prato, alle porte di Firenze, Rossi muove i primi passi nella Santa Lucia. Ambrosiana e Cattolica Virtus sono le altre sue squadre. Gli osservatori della Juve lo scoprono. Lui, attaccante agile nato per il gol. A Como, dove è in prestito, nel 1975 Osvaldo Bagnoli lo lancia come centravanti. Problemi al ginocchio, tre menischi asportati. G.B. Fabbri lo lancia nel Vicenza e Paolo Rossi vince la classifica cannonieri del 1977-78 con 24 gol. In estate la notizia clamorosa: Rossi è in comproprietà tra Vicenza e Juve e Giussy Farina, il presidente del club veneto, se lo aggiudica alle buste per oltre due miliardi di lire.Intanto Enzo Bearzot lo lancia in Nazionale e Paolo diventa Pablito al Mondiale del 1978 in Argentina, Mondiale in cui segna gol rapinosi e manda a rete Bettega architettando uno spettacolare triangolo contro l’Argentina padrona di casa. Passato al perugia (dopo il gran rifiuto al Napoli) inciampa nel calcio scommesse. Lo squalificano per due anni in sede di giustizia sportiva, mentre viene assolto dalla giustizia ordinaria. I giudici del pallone gli fanno pagare un colloquio di pochi attimi con uno dei promotori del Totonero, breve dialogo nella serata di un ritiro, situazione in cui Rossi capisce l’impiccio e si defila in fretta. Più avanti uno dei soggetti coinvolti ammetterà che Rossi non era d’accordo su niente né aveva preso soldi, e che non era andato oltre qualche parola di circostanza. Al massimo, omessa denuncia.Giampiero Boniperti se lo riprende alla Juve, Enzo Bearzot si convince della buona fede del ragazzo e lo difende contro tutto e tutti. Lo convoca per il Mondiale di Spagna. il 5 luglio 1982, al Sarrià di Barcellona, in Italia-Brasile 3-2. Segna una tripletta epica, che diventerà il titolo di un suo libro: “Ho fatto piangere il Brasile”. Poi altri due gol contro la Polonia in semifinale e una rete all’allora Germania Ovest nella finale di Madrid. Italia campione del mondo. La Juve, il Milan e poi l’ultima tappa, al Verona. Nel dopo, una bella carriera da commentatore, tra Sky, Mediaset e Rai, e un’attività imprenditoriale, un agriturismo in provincia di Arezzo. Poi un dolore alla schiena e il verdetto terribile: tumore ai polmoni. I colleghi della Rai, la tv per cui faceva l’opinionista, gli sono stati vicini. Gli hanno mandato video motivazionali per sostenerlo nella battaglia. 

Kobe Bryant, Diego Maradona, Paolo Rossi in un 2020 che non dà tregua.