Si sa, il Covid 19 ha spiazzato il mondo. Una pandemia che i potenti hanno sottovalutato pensando fosse dapprima in problema dei cinesi, poi una normale influenza destinata a propagarsi, a catastrofe non solo per morti ma per gli effetti economici che ne deriveranno.

Così, stando a casa, più o meno occupati, i principali devastatori della Terra (gli essere umani) si sono visti isolati e, guardando fuori dalla finestra, assistendo a fenomeni quasi paranormali: acqua nitida nei canali veneziani, animali brancolanti nei centri abitati, delfini e balene insolitamente in mari normalmente ed eccessivamente inquinati.

In questa pausa di riflessione in cui, si è detto, la natura si sta riprendendo i propri spazi, qualcuno ragiona su come sbarcare il lunario nei tempi che verranno.

Così, un articolo del New York Times di Shira Ovida, titola “Stiamo comprando moltissimo online. Dobbiamo esserne consapevoli” (We’re Shopping a Ton Online. Let’s Be Conscientious About It).

Non solo vendita diretta di alimenti e piatti pronti, ma online shopping B2C per aiutare i clienti impoveriti dalla crisi.

La giornalista americana si pone il dubbio se sia più pericolo comprare in linea con un delivery “promiscuo” che andare direttamente al supermercato con le precauzioni del caso.

Insomma nuovi dilemmi che attanagliano i consumatori.

Ma in tutto questo nascono nuovi servizi direttamente online che ottimizzano i tempi dei clienti e migliorano la vita dei consumatori.

Insomma, comprare in linea diventa la nuova panacea per aiutare i produttori nel liberare il magazzino, garantire i livelli occupazionali minimi e ridurre al minimo l’impatto della crisi.

Fonte:

https://www.nytimes.com/2020/04/13/technology/coronavirus-ethical-shopping.html




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