Musica

Mario Biondi il Barry White italiano

Col suo timbro vocale paragonabile a quello dei più grandi come Barry White, Isaac Hayes e Lou Rawls è considerata la voce nera italiana.

V A

10/20/2020 2:36:00 PM


Mario Biondi è una delle voci del jazz e del soul che ha affascinato l'Europa e gli Stati Uniti.

Mario Ranno nato a Catania, 28 gennaio 1971. Il suo pseudonimo Mario Biondi riprende quello del padre Giuseppe Ranno, cantante, in arte Stefano Biondi.

A 12 anni canta nei cori gregoriani in chiesa e nelle piazze siciliane grazie al padre Giuseppe Ranno attraverso varie esperienze e gavetta in giro per l'Italia, si perfeziona nella lingua inglese, che diventa la lingua in cui canta.

Turnista nelle sale di registrazione per etichette di nicchia, dal 1988 comincia a fare da spalla a big dell'epoca, come Ray Charles.

Appassionato di musica soul, forgia il suo particolare timbro vocale ascoltando i dischi di interpreti come Lou Rawls, Al Jarreau, Barry White e Isaac Hayes. Grandissima importanza nella crescita artistica del cantante ha il suo concittadino Gianni Bella.

Negli anni ’90 lascia la sua isola e si trasfesce a Reggio Emilia. Si fa notare rapidamente dai musicisti della città e mette su Mario Bro, la sua prima banda.

Successivamente si trasferisce nella città di Parma, la sua base operativa e luogo della sua residenza.

Agli inizi del 2000 incontra Chicco Capiozzo, figlio di Giulio, leggendario batterista degli Area targati Demetrio Stratos. Si aggiunge poi a loro anche Michele “Mecco” Guidi, apprezzato musicista in molti lavori con di Jimmy Owens ed Enrico Rava.

Nel 2003, incide insieme con loro il prezioso album “Whysky a Go Go” che gli apre un fortunatissimo tour di 25 giorni in America.

Ormai è lanciatissimo, inizia a farsi conoscere ed apprezzare negli ambienti musicali più importanti di sempre, almeno per quanto riguarda il sound da lui prediletto.

Il famoso telefilm “Sex and the City”, sceglie nella propria colonna sonora diversi brani del disco di Biondi, Capiozzo e Guidi.

Nel 2004, fa un tour negli Usa con il progetto “Was-a-Bee” con la prima versione di “This is what you are”. Il prodotto inizialmente era pensato dal suo collaboratore Alessandro Magnanini interamente per il mercato Giapponese, ma grazie a Norman Jay, un importante DJ inglese di Radio BBC1, che inserisce il brano nella sua playlist, per poi inciderlo nella compilation “Good Times 5”, in compagnia dei brani di artisti come Otis Redding, Marvin Gaye e James Brown.

Le radio europee iniziano a trasmettere la sua musica in continuazione e la voce di Mario Biondi continua fare il giro del mondo. A breve riceve il riconoscimento del Consolato britannico alla Cerimonia di premiazione dell’associazione UK-Italy Business.

Dopo il suo debutto nel 2006 con "Handful Of Soul", il cantante italiano non ha smesso di dare soddisfazioni con album che, prendendo sempre come riferimento il soul jazz degli anni '70 e '80, trasudano gusto ed eleganza con livelli di qualità nella loro produzione più tipici dei "grandi" dello stile, quasi sempre americano o inglese.

Proiettando sull'ascoltatore un'atmosfera tipica di Isaac Hayes o di Barry White, Biondi sa gestire perfettamente le canzoni composte da lui o dai suoi musicisti e personalizzarle con arrangiamenti molto accurati di altri autori, così come i classici del jazz o del R&B.

Le sue produzioni sono andate di bene in meglio man mano che la sua musica e il suo stile sono diventati più internazionali nel corso degli anni.

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