Non basta una vita per leggere tutti i libri che ci sono al mondo. Purtroppo, bisogna fare una scelta: il genere preferito, l’autore preferito, la copertina che ci cattura di più. Insomma, tutti tutti proprio non riusciremo a leggerli ma forse ci possiamo portare avanti.

In quest’articolo ho scelto 10 libri della letteratura classica mondiale, libri, decisamente molto noti che, forse, per una ragione o per l’altra, non avete ancora letto. Questa è l’occasione buona per aggiornare la vostra lista dei libri da leggere. Anche se la mia scelta non e di vostro gradimento scegliete un’altro genere e Buona Lettura l’importate e leggere.

Anche se molti libri sono difficile da reperire sul mercato oggi la tecnologia ci permette di scaricarli via internet in formato: Kindle, ePub, eBook e PDF.

Cantar de mio Cid Anonimo, 1ª edizione originale attorno al 1140 e 1157. È il più antico poema spagnolo ed è considerato una delle espressioni più alte dell’epica medievale europea. L’opera ha costituito un modello al quale molti si sono ispirati ed è, tuttora, una delle espressioni più genuine dell’anima ispanica quale si è manifestata attraverso i secoli.

L’autore che ha composta l’opera, e anonimo. L’opera si articola in 3730 versi di tre cantares: la Canzone dell’esilio (El cantar del destierro), la Canzone delle nozze (El cantar de las bodas) e la Canzone dell’oltraggio (El cantar de la afrenta de Corpes) e si ispira a fatti storici attendibili. Il poema possiede un carattere realistico non comune nei poemi epici. Riflette la necessità di guadagnarsi da vivere ogni giorno. Non ci sono scene o elementi magici e solo in un'occasione la divinità interviene. L'autore fa parlare direttamente i personaggi, dando al poema una grande agilità e teatralità.

Il protagonista del poema è un nobile spagnolo Rodrigo Diaz de Bivár, realmente esistito: nato nel 1040 a Bivár e morto nel 1099, egli si batte con coraggio e valore contro gli Arabi nell’epoca della reconquista spagnola; egli venne chiamato dai suoi stessi nemici «Sidi» (in arabo «Signore»), appellativo trasformato in «Cid» dagli spagnoli e associato a quello di «Campeadór» (vincitore in campo).

Accusato dai cortigiani di essersi appropriato di una parte dei tributi dovuti al re Alfonso VI, il Cid venne esiliato: egli vagò per la Spagna con un pugno di amici fidati, compiendo grandi imprese, come la conquista di Valencia. Dopo aver conquistato una vasta regione e sottratto enormi ricchezze ai musulmani, il Cid mandò doni e omaggi ad Alfonso VI, il quale, pur non revocandogli la condanna all’esilio, autorizzò la sua famiglia a raggiungerlo.

Il poema si chiude con l’annotazione sulla morte del Cid Campeador, avvenuta nel 1099, molto probabilmente nel mese di luglio. Vi posso consigliare anche di leggere. La Chanson de Roland ( Le Canzone di Rolando o Orlando) è un poema scritto nella seconda metà dell'XI secolo, appartiene al ciclo carolingio ed è considerata tra le opere più significative della letteratura medievale francese, 1ª edizione originale pubblicata nella seconda metà XI secolo Anonimo. O l’opera di Ludovico Ariosto, pubblicato per la prima volta nel 1516 a Ferrara. L’Orlando Furioso, o Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, 1ª edizione 1581.

Decameron di Giovanni Boccaccio, 1ª edizione originale tra 1350-1353. uno dei testi più diffusi, nel delicato periodo che nel Cinquecento è noto come “questione della lingua” propone di utilizzare il Decameron come testo a modello della prosa letteraria, una proposta accolta con grandissimo successo. Non fu sempre una storia felice quella della circolazione dell’opera però: nel 1559 venne inserita nell’Indice dei libri proibiti ma continuò a circolare sia in forma clandestina – schivando la censura – sia in strane copie “moralizzate”, cioè mutile delle parti più licenziose e corrotte secondo il giudizio della Chiesa.

Il libro è dedicato agli afflitti dalle pene d'amore, e specialmente alle donne che per il solo fatto di esser tali non hanno la possibilità di svagarsi. Le novelle saranno quindi per loro fonte di svago e di suggerimenti utili su come comportarsi in determinate occasioni.
Di conseguenza l'autore indirizza il libro ad un pubblico raffinato: l'amore, secondo l'ideale cortese, è un sentimento nobile riservato a donne gentili. Eppure non è composto da letterati: non tutte le donne, anche se nobili e ricche, sapevano leggere.
Boccaccio usa, inoltre, il termine di peccato della Fortuna per spiegare la condizione femminile. Usa questo termine probabilmente per evidenziare un tema che poi si rivelerà ricorrente nel romanzo: quello della Fortuna, intesa come destino, che regola la vita dell'uomo, ma soprattutto la capacità di quest'ultimo di cambiare il corso degli eventi. Inoltre vi consiglierei di leggere I racconti di Canterbury (The Canterbury Tales) di Geoffrey Chaucer, 1ª edizione originale    1387 - 1388. Sono una raccolta di racconti in versi. Chaucer inserisce i suoi racconti in una cornice narrativa, che serve da giustificazione per permettere ai personaggi di raccontare le proprie storie. Il poeta è il primo a utilizzare questa tecnica in Inghilterra, mentre era già stata adottata in Italia da Boccaccio nel Decameron, che servì appunto da ispirazione a Chaucer per i suoi racconti. Se la cornice del Decameron è però una villa nella campagna fiorentina dove dieci giovani della “allegra brigata” si ritirano per scampare alla peste che contamina Firenze, la cornice dei Canterbury Tales è un pellegrinaggio da Londra verso Canterbury per visitare la tomba di Thomas Becket. L’intenzione iniziale di Chaucer era quella di far narrare a ciascuno dei trenta pellegrini (29 pellegrini più l’autore) due storie nel viaggio di andata e due storie in quello di ritorno. In questo modo si sarebbero avute 120 storie totali, oltre all’importante Prologo. In realtà solo 23 pellegrini raccontano la propria storia, oltre al narratore che ne racconta due, descrivendo ciò che vede e sente durante il pellegrinaggio. La struttura dei Canterbury Tales si articola in dieci gruppi di racconti, chiamati Frammenti.

Divina Commedia di Dante Alighieri, 1ª edizione originale 1321. La composizione della Divina Commedia risale agli anni dell'esilio. Più precisamente: Dante avrebbe iniziato la composizione del poema intorno al 1304, ultimando l'Inferno intorno al 1308-9 e il Purgatorio intorno al 1312; il Paradiso sarebbe stato iniziato intorno al 1316-21.

La Divina Commedia è un poema scritto in lingua volgare toscana. Composta durante il suo esilio, la Commedia è una delle più importanti testimonianze letterarie della civiltà medievale e una delle più grandi opere della letteratura universale, conosciuta e studiata in tutto il mondo. Il titolo originale dell'opera fu Commedia. L'aggettivo divina fu usato per la prima volta da Giovanni Boccaccio circa 70 anni dopo il periodo in cui si pensa sia stato cominciato il poema, per indicare una commedia “divina”, nel senso che tratta di argomenti del mondo ultraterreno.

L’opera è suddivisa in 3 cantiche, l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, ciascuna composte da 33 canti tranne per l’Inferno che sono 34 per il primo canto d’introduzione, per un totale di 100 canti.

Ogni canto è suddiviso in terzine. L’Inferno è suddiviso in 9 cerchi, ciascuno per categoria di peccato. Analogamente il Purgatorio è suddiviso in 9 gironi, ciascuno per pena; si tratta di pene più lievi di quelle dell’Inferno, in quanto il Purgatorio è il luogo di purificazione delle anime verso il Paradiso che è suddiviso in 9 cieli, che percorrendolo si avvicinano sempre più alla luce di Dio.

Il viaggio dantesco inizia proprio nell’Inferno, nel quale il poeta racconta in prima persona del suo smarrimento spirituale e morale, ed egli non può ritrovare la via della salvezza se non attraversando i tre regni dell’oltretomba, in modo da vedere le conseguenze del peccato (Inferno), scoprire  la via per purificarsi (Purgatorio) e giungere alla beatitudine eterna (Paradiso). Nelle prime due “tappe” lo accompagnerà Virgilio; nell’ultima Beatrice.

Il viaggio che Dante compie lo porta quindi al cospetto di anime di tutte le condizioni, di tutte le epoche e di tutte le provenienze; ogni anima rappresenta una certa categoria a seconda della condizione e delle vicende in vita.

La Commedia è anche una drammatizzazione della teologia cristiana medievale, arricchita da una straordinaria creatività immaginativa.

Don Quijote de la Mancha di Miguel de Cervantes Saavedra, pubblicato tra il 1605 e 1614. È l'opera letteraria più conosciuta dell'età dell'oro spagnola e di tutto il canone letterario spagnolo. Offrendo un panorama della società spagnola nella sua transizione dal XVI al XVII secolo, con personaggi di tutte le classi sociali, la rappresentazione delle più svariate professioni e mestieri, esempi di costumi e credenze popolari. Il Cervantes scrisse con l’intenzione di mostrare hai lettori dell'epoca le assurdità dei romanzi cavallereschi. In effetti, Don Quijote offre una parodia delle invenzioni insensate di tali opere. Ma significa molto più di un'invettiva contro i libri di cavalleria. A causa della ricchezza e della complessità del suo contenuto e della sua struttura e tecnica narrativa, con molti livelli di lettura e interpretazioni diverse come considerarla come un'opera di umorismo, una presa in giro dell'idealismo umano, un distillato di amara ironia, un inno alla libertà. All'interno della sua follia, il Don Quijote presenta gli aspetti tipici dell'anima umana, con le sue forze e le sue debolezze.

I suoi personaggi centrali, Don Quijote (Alonso Quijano) il suo ronzino chiamato Rocinante e Sancho Panza, costituiscono una sintesi poetica dell'essere umano. Sancho Panza rappresenta l'attaccamento ai valori materiali, mentre Don Quijote esemplifica la dedizione alla difesa di un ideale liberamente assunto. Ma non sono due figure opposte, ma complementari, che mostrano la complessità della persona, materialista e idealista allo stesso tempo.

Lo stile dell’opera è vario. Il linguaggio è familiare, simile a quello usato nei libri di cavalleria o nei vecchi romanzi (cortese e semplice), e non mancano esempi di linguaggio colto e letterario.

Iliade di Homero, 1ª edizione originale VI secolo a.C.. È un poema epico, opera letteraria dei greci, il più antico poema dell’Occidente, è costituito da circa 16.000 esametri ripartiti in 24 libri.
Narra l’assedio di una città e implicitamente celebra una vittoria storica di enorme prestigio, quella che portò l’esercito degli Elleni a conquistare e distruggere la più bella, la più ricca e la più famosa città del Medio Oriente: Troia, chiamata anche Ilio. . L’Iliade circoscrive un episodio della guerra decennale, che ha segnato il primo trionfo dell’Occidente sull’Oriente.

I fatti sono raccontati in ordine cronologico. L’opera è presenta con uno stile particolare, che ha lo scopo di mantenere viva l’attenzione del lettore, aiutandolo a immaginare con immediatezza le scene raccontate e coinvolgendolo emotivamente nelle vicende dei suoi eroi.

Il poema è narrato in terza persona. Il narratore è generalmente esterno e onnisciente e dichiara di derivare la sua ispirazione dalla Musa, dea della memoria e del canto.

Il poema omerico non va valutata come diario di guerra né come prodotto di fantasia, ma una fusione di mito e storia della leggendaria guerra. Le rovine di Troia sono testimonianze imponenti del passato oggi conosciuta come Truva piccola città in territorio Turco popolata da un centinaio di abitanti.

Il Principe di Niccolò Machiavelli, pubblicato nel 1532. Opera destinata all’uomo di stato, è un saggio critico di dottrina politica, nel quale espone le caratteristiche dei principati e dei metodi per conquistarli e mantenerli. Il principe dovrebbe agire per rendere sempre più forte il suo principato. L’opera è, a tutti gli effetti, un piccolo manuale di comportamento.  Si tratta senza dubbio della sua opera più nota e celebrata, e da questa opera dove nasce il sostantivo "machiavellismo" e l'aggettivo "machiavellico". Il poeta si dedicò alla stesura dell'opera nel corso del 1513, durante il soggiorno forzato all’ Albergaccio, con l'intento dichiarato di produrre un trattato che dimostrasse ai Medici la sua competenza nell'arte politica e indurli ad assegnargli un incarico pubblico nel loro governo, anche di modesta entità. Le qualità che secondo Machiavelli deve possedere un principe ideale sono tuttora citate nei testi di dirigenza: Come
la disponibilità a imitare il comportamento di grandi uomini a lui contemporanei o del passato; La capacità di mostrare la necessità di un governo per il benessere del popolo e non per i propri interessi; Il comando sull’arte della guerra; La capacità di comprendere che la forza e la violenza possono essere essenziali per mantenere stabilità e potere; Prudenza e Saggezza di cercare consigli soltanto quando necessario ; La capacità di essere simulatore e gran dissimulatore; Totale controllo della fortuna attraverso la virtù e la capacità di essere leone, volpe e centauro per forza, astuzia e ragione. L’opera ha anche il suo svoluto religioso, Machiavelli concepisce infatti la religione come “INSTRUMENTUM REGNI” cioè come mezzo con cui tenere salda e unita la popolazione nel nome di un’unica fede. Una religione di stato che deve essere sfruttata per fini eminentemente politici e speculativi, come strumento di cui il principe dispone per ottenere il consenso comune del popolo, quest’ultimo ritenuto fondamentale dal segretario fiorentino per l’unità e la lungimiranza del principato stesso. Machiavelli incentra il suo discorso sulla religione criticando aspramente la religione cristiana e la chiesa che secondo lui è stata per secoli la causa della mancata unità nazionale italiana.

Il Principe è sempre stato nell’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa cattolica in parte perché smontava le teorie politiche cristiane come quelle di Sant’Agostino e Tommaso d’Aquino ma soprattutto perché Machiavelli annulla ogni nesso tra etica e politica: infatti per lui il principe deve cercare di sembrare magnanimo religioso onesto ed etico.

La Bisbetica domata di William Shakespeare, pubblicazione incerta si crede 1623 ben 7 anni dopo la morte del suo scrittore. È una commedia divisa in cinque atti scritti sia in versi che in prosa.

L’opera tratta il rapporto di coppia e l’amore nel cinquecento: padri che detengono il potere assoluto sulle figlie, donne desiderate solo per la dote, sottomissione della moglie al marito e la violenza all’interno della coppia.

La trama parla di Caterina è la maggiore delle figlie di Battista Minola, ricco cittadino di Padova. Bella, intelligente e con molte virtù è, tuttavia, una vera bisbetica: un carattere scontroso, sempre pronta a ribellarsi anche alla volontà paterna di ammogliarla prima di sua sorella Bianca, Caterina, però, non demorde e fa scappare i pretendenti che, pure, sono attratti dalla sua dote.

Quando Petruccio, un amico di Ortensio, arriva a Padova in cerca di moglie, essi gli parlano del brutto carattere di Caterina, ma anche del suo denaro: Petruccio decide all’istante che l’avrebbe sposata.

Petruccio non si lascia abbattere e impaurire dal difficile estro della ragazza, che corteggia a Caterina, sostenendo che tutte le cose acide che dice siano invece gentili e intelligenti. Anzi, fin dall’inizio del corteggiamento, e anche dopo il matrimonio, riesce a tenerle testa facendo leva su un gioco dei contrari, e una serie di privazioni, che confonde e stupisce la bella bisbetica.

Il tema principale di questa commedia è la condizione della donna nell’epoca elisabettiana, periodo storico in cui visse Shakespeare. Il poeta, con La bisbetica domata, vuole criticare il ruolo affidato alle donne del tempo, analizzando la psicologia femminile con grande abilità. La figura di Caterina mostra con ironia i conflitti di una donna sposata, che vive uno scontro interiore tra il suo modo di essere e la sua intelligenza da una parte, e i doveri di moglie e il coraggio e l’ostinazione nel vivere con il marito Petruccio.

Generalmente Shakespeare non vede di buon occhio la natura femminile, considerando le donne frivole e civettuole, attirate solo dal lusso e dall’apparenza esteriore. Con La bisbetica domata vuole dimostrare che non sempre la ragazza che appare più educata e remissiva, come Bianca, sia in realtà la sposa in grado di amare veramente. Tuttavia, critica anche il ruolo degli uomini e in particolare del padre mercante delle fanciulle, che tratta le figlie come merci da vendere al migliore offerente. O potete anche legge un bellissimo romanzo storico scritto da Alessandro Manzoni I Promessi Sposi, prima edizione pubblicata nel 1827, ritenuto dopo la Divina Commedia il più letto tra quelli scritti in lingua italiana.

Le Mille e una Notte Anonimo, 1ª edizione originale 900 d.C. circa. Le Mille e una Notte, (in arabo Alf Layla wa-Layla) costituiscono il più noto corpus favolistico arabo, ormai divenuto un pilastro della letteratura internazionale. È una celebre raccolta di racconti orientali (di origine egiziana, mesopotamica, indiana e persiana), costituita a partire dal X secolo, di varia ambientazione storico-geografica, composta da differenti autori. Il numero 1001 non va preso alla lettera. Al contrario, "mille" significa in arabo "innumerevoli" e quindi 1001 significa un numero infinito. Le Mille e una notte sono una raccolta di novelle la cui conformazione testuale, e soprattutto la stratificazione che ne ha determinato il complesso, ha fatto sì che il testo eludesse qualsiasi ipotesi di categorizzazione, per il numero delle novelle raccolte, ma anche per i contenuti, fino alle moltissime traduzioni, rielaborazioni, edizioni che ne hanno segnato la storia. Molteplici e nuove Notti arabe ne sono state tratte, decine e decine di seconde millesime notti sono state scritte in tutte le lingue, emendate e non, erotiche, didascaliche, semplici imitazioni; altrettanto numerosi sono stati gli studi, pubblicati annualmente in tutte le lingue. Dunque, la storia della raccolta è molto articolata e tuttora incompleta, misteriosa e quindi aperta a manipolazioni e modifiche.

La forma dell'opera, in quella che si può chiamare l'attuale vulgata delle edizioni moderne, e della stessa prima traduzione francese, è quella di una storia generale, che serve di cornice e di occasione alle centinaia di racconti minori, spesso inseriti gli uni negli altri, che in essa sono contenuti: la storia cornice narra dei due re fratelli Shahriyār e Shāhzamān, che vengono per caso a scoprire infedeli le loro mogli; e, messisi in viaggio per vedere se altri avesse avuto, in condizioni pari o peggiori delle loro, tale disgrazia, hanno modo di sperimentare un tal colmo di perfidia e d'astuzia femminile da esserne insieme confermati e rassegnati nella più convinta misoginia.

In questa trama generale dunque, che non è se non la tenuissima artificiosa cornice, si svolgono le centinaia di novelle che costituiscono il nucleo dell'opera, dalla brevissima storiella di due o tre pagine alle grandi narrazioni, con molte altre minori intercalate, e ai veri e proprî "romanzi" di avventure, cavalleresche e di viaggi, di ‛Omar an-Nu‛mān, il gruppo dei sette Viaggi di Sindbād, e altri cicli che compaiono anche separatamente nella narrativa orientale. Di altissimo valore documentario, comparativistico e folcloristico, le M. sono esteticamente assai disuguali: accanto a novelle universalmente celebri, come Aladino e la lampada incantata e ‛Alī Bābā e i 40 ladroni (che però sono escluse dalla vulgata egiziana corrente), ve ne sono altre meno famose ma di pregio non inferiore (imperniate sulla vita del popolo egiziano nel tardo Medioevo), altre ancora di scarso valore. Benché l’opera non rifletta in realtà il più autentico arabismo antico e medievale, la raccolta ha avuto in Europa immensa fortuna e resta comunque un classico della letteratura universale.

Odissea di Homero, 1ª edizione originale VI secolo a.C.. È uno dei due grandi poemi epici greci di Omero. Cosi come Achille nell’Iliade l’Odissea ruota attorno a un unico personaggio: Odisseo o Ulisse in latino.

Il poeta allude al tema centrale dell’opera: il viaggio di Odisseo, desideroso di tornare in patria e di salvare la vita propria e dei compagni; fin dai primi versi sono indicati anche altri motivi del poema: la curiosità di Odisseo, l’impossibilità di salvare i compagni stolti, la difficoltà della situazione di Itaca, dove, nella casa del re assente, regnano la confusione e il disordine

La sua incontentabile sete di conoscenza, l’astuzia e il coraggio, uniti all’amore per la terra nativa, nutrono la forza propulsiva della trama. L’incontro con il ciclope Polifemo e la strabiliante fuga dalla sua caverna, l’esperienza con la maga Circe, il canto affascinante delle Sirene sono alcuni fra gli episodi che ci presentano un Ulisse deciso ad andare ad ogni costo fino in fondo alle cose. Anche al momento del ritorno a casa, prima ancora di farsi riconoscere dalla fedele moglie Penelope, dal figlio Telemaco e dai suoi sudditi, Ulisse vuole vedere e sapere tutto.Il desiderio di conoscenza, insieme al richiamo della madre patria, è all’origine di tutte le sue imprese e quindi, della trama del poema.

Os Lusiadas di Luís Vaz di Camões, pubblicato nel 1572. Os Lusíadas è il più grande monumento poetico della lingua portoghese. L'opera è stata scritta in versi, diviso in 10 canti per un totale di 1.102 strofe, tutte con otto versi ciascuna. I versi sono decasillabi, hanno tutti dieci sillabe poetiche. Ci sono un totale di 8816 versi e sono tutti in rima allo stesso modo.

È un poema epico che imita Omero e Virgilio e loda le grandi gesta del popolo portoghese. Mescola episodi storici e leggendari, anche con inclusioni ludiche che si avvicinano a mostri ed esseri soprannaturali.

Il linguaggio e vario usa molti termini antichi, la sintassi è troncata. Tuttavia, non è difficile capire gli elementi principali perché del poema epico narra la storia stessa insieme a gesta eroiche e mitologiche. Le descrizioni sono meticolose, descrivendo i dettagli del paesaggio, le scene di battaglia e persino i costumi dei guerrieri.

Il tema dell’opera è quella delle grandi gesta del popolo portoghese. Narra la vittoria dei conquistatori, gli eventi delle guerre e i grandi eroi che liberano i luoghi dove non c'è ancora civiltà. Il soggetto poetico inizia presentando i destinatari dell'epica, valorizzando le loro conquiste e avvicinandoli a uno status superiore a quello umano. Si fanno riferimenti a fatti storici e luoghi concreti. L'azione centrale dell'opera è il viaggio di Vasco da Gama in India. Il poeta lo usa per offrirci la visione epica di tutta la Storia del Portogallo.

Nei primissimi versi del poema epico vediamo annunciato il percorso delle grandi navigazioni (Vasco da Gama in India) e la direzione che prenderà la storia cantata. La lode è data al popolo portoghese, che ha superato i pericoli e anche le guerre per espandere l'Impero e la Fede. Il poeta narra la conquista di nuovi regni, la genealogia del Portogallo, le conquiste d'oltremare.

Il poema termina con un discorso esortando il re a continuare le gloriose gesta dei portoghesi, e di continuare a combattere i mori. Il poema ci mostra la riflessione del poeta sull'insicurezza della vita umana.

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