La coltivazione della vite in Puglia era già praticata fin dai tempi della colonizzazione greca nell'VIII secolo avanti Cristo. Alcune delle varietà oggi considerate autoctone di questa regione come il Negro Amaro e l’Uva di Troia vi sono state introdotte proprio dai Greci. Greco è anche il sistema di coltivazione della vite ad alberello pugliese a potatura corta, ma ci sono anche sistemi a tendone, a guyot e a cordone speronato. Nella sua monumentale opera Naturalis Historia, Plinio il Vecchio ricorda che in Puglia erano presenti le Malvasie Nere di Brindisi e Lecce, il Negroamaro e l’Uva di Troia. Plinio il Vecchio definì Manduria come viticulosa, cioè “piena di vigne”. Con la costruzione del porto di Brindisi nel 244 a.C. il commercio del vino pugliese conobbe un periodo piuttosto fiorente e a Taranto, con lo scopo di facilitare la spedizione e l’imbarco, si conservano enormi quantità di vino in apposite cantine scavate nella roccia lungo la costa.

Il territorio pugliese si estende per circa 350 km. tra colline e pianure, bagnato dal Mari Adriatico e Ionio, la superficie vitata e di 86.711 ettari di cui, il 69% si trovano su territori pianeggianti, il 30% in collina mentre l’1% in montagna. Le condizioni atmosferiche sono caratterizzate dal Clima Mediterraneo con inverni non molto freddi e poco piovosi ed estati calde e ventilate che favoriscono il processo di maturazione delle uve, sane e asciutte, che risultano ideali per la produzione di vini strutturati e dotati di una buona intensità di colore. La Puglia conta ben 29 zone DOC, 4 zone DOCG e Vini IGT 6. Sono quindi tantissimi i vini pregiati pugliesi; tra i più celebri, troviamo l'apprezzatissimo Primitivo di Manduria, il Negroamaro di Terra d'Otranto e il Castel del Monte.

L'82% dei vitigni coltivati sono a bacca nera. I vitigni a bacca nera più diffusi in Puglia sono il Negro Amaro, il Primitivo, l’Uva di Troia, la Malvasia Nera (di Lecce e di Brindisi), il Montepulciano, il Sangiovese, l’Aglianico, l’Aleatico, il Bombino Nero, il Susumaniello e l’Ottavianello, nome con il quale nella regione si chiama il Cinsaut. Non mancano le uve internazionali, prima di tutte il Merlot e il Cabernet Sauvignon. Nonostante questa ricchezza in vitigni, la Puglia è principalmente famosa per i vini derivanti dalle uve di Negro Amaro, Primitivo e Uva di Troia, ciascuna nelle proprie zone di elezione, vale a dire il Negro Amaro al sud, nel Salento, mentre la zona centrale è la terra del Primitivo e l’Uva di Troia è la varietà più diffusa nella parte settentrionale. I vini bianchi, sono prodotti soprattutto da vitigni autoctoni, quali il Bombino Bianco, la Malvasia Bianca, la Verdeca e il Bianco d’Alessano e il Pampanuto. Significativi sono anche il Fiano, il Moscato Bianco e lo Chardonnay, che nonostante sia un’uva che non ha legami “storici” con la Puglia è una di quelle a bacca bianca più coltivate e diffuse della regione.

Primitivo di Manduria, uno dei vini più apprezzati in tutto il mondo. Questo vino, come indica il nome stesso, deriva da uve che crescono su terreni ricchi di argilla e calcare principalmente attorno al Comune di Manduria, spesso ubicati in prossimità delle dune di sabbia del Mar Ionio. Le uve di primitivo maturano alla fine di agosto e danno vita principalmente a due tipologie di vino: Il primitivo secco, con una gradazione alcolica intorno ai 14% volumi, e il primitivo dolce, che presenta invece una gradazione più alta intorno ai 16%-18% volumi.

Le sue origini sono incerte, ma si ritiene sia di provenienza dalmata, e che sia giunto in Puglia più di 2000 anni fa dall’antico popolo degli Illiri. Classico vino da meditazione, decantato da poeti e scrittori, ottimo per esaltare il sapore di varie pietanze, ben s’accompagna con arrosti, cacciagione e selvaggina, giungendo al top su salse e cibi piccanti. Invecchiato, invece, trova la sua perfetta collocazione con i dolci. Va servito generalmente a una temperatura ambiente, tra i 16 e i 18 °C.

Negroamaro è un vino prodotto nelle province pugliesi di Lecce, Brindisi e Taranto. Utilizzato in passato quasi esclusivamente per tagliare i mosti del nord Italia, grazie alla elevata presenza di zuccheri, attualmente le uve di questo vitigno producono vini puri apprezzati in tutto il mondo. Vino di un intenso colore rosso–granato con caratteristica propria è, infatti, la capacità di conferire al vino un retrogusto leggermente amarognolo ed un sapore asciutto, ma al contempo fruttato, vellutato ed armonico.

Vino a tutto pasto. Si sposa benissimo con i ricchi piatti della tradizione del Salento, come la pasta fatta in casa, “le tipiche Sagne ‘incannulate”, servite con una zuppa di ceci, o con polpette al sugo. Si abbina bene anche con la carne di agnello o gli "gnomerelli", involtini di frattaglie legati con budello. Da servire con una temperatura tar 15°-16°C.

Nero di Troia, tipico della zona attorno alla cittadina di Troia, in provincia di Foggia, questo vino grazie alla sua alta carica polifenolica presenta un colore rosso rubino molto intenso tendente al nero. È tra i vitigni più antichi e caratteristici della Puglia centro-settentrionale e matura agli inizi di ottobre. Le origini di questo vino risalgono al XIII secolo, durante il regno dell’imperatore Federico II di Svevia. Il Nero di Troia è un vino fermo dal gusto speziato e legnoso, con sentori di mora e liquirizia. I vini sottoposti ad invecchiamento e affinamento prolungato, invece, presentano un colore rosso granato. I tannini sono evidenti ma dolci e raffinati che diventano nobili e setosi col procedere dell’invecchiamento.

I piatti in abbinamento al Nero di Troia sono a base di carne arrosto e primi piatti conditi con succulenti sughi. Formaggi a media stagionatura, selvaggina, agnello in agrodolce e zuppe di legumi lo trovano compagno ideale al pasto. Alcuni esempi di ricette tipiche in abbinamento sono la faraona alla salvia oppure ripiena, l’arrosto di maiale al forno, l’oca in agrodolce, spezzatino con patate. Da servire con una temperatura tra 18°-20°C.

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