I vini marchigiani hanno tradizioni che risalgono con l’arrivo dei Greci siracusani che oltre a fondare Ancona crearono fiorenti scambi di merci via mare. Fu poi con i romani che la produzione di vino prese piede e iniziò a essere conosciuto in tutto l’impero il famoso “vino Piceno” ma già a quei tempi si parlava di Verdicchio, il vino più rappresentativo della regione, e oggi riconoscibile dalla tipica bottiglia a forma di anfora ispirata allo stile etrusco. Regione in prevalenza collinare e montana, le Marche sono caratterizzate da un terreno profondo e permeabile, frutto dell’azione millenaria dei torrenti che dagli Appennini sfociano nell’Adriatico. Il clima è mediterraneo lungo la costa, mitigato dalla presenza del mare. Salendo verso gli Appennini, il clima assume via via tratti tipici continentali, con importanti escursioni termiche.

Attualmente nelle Marche sono censite oltre 200 varietà di vitigni. Quello più coltivato è il Verdicchio che ha reso i vini marchigiani conosciuti in tutto il mondo, ma una moltitudine di vitigni internazionali ed autoctoni sono diffusi in tutto il territorio tra cui abbiamo: Biancame, Ciliegiolo, Lacrima, Maceratino, Malvasia bianca lunga, Montepulciano, Passerina, Pecorino, Sangiovese, Trebbiano Toscano, Vernaccia nera, Pinot bianco, Pinot nero, Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon.

La superficie vitata delle Marche: 12.000 ha di cui il 5% in montagna, 85% in collina, 10% in pianura. I vitigni a bacca bianca: 7.800 ha (45%), Vitigni a bacca nera: 9.500 ha (55%). La produzione di vino: 1.000.000 hl di cui vini DOP 39% vini IGP 24%, vini rossi e rosati 45%, vini bianchi 55%. La denominazioni di origine per il vino nelle Marche: 5 DOCG, 15 DOC, 1 IGT.

Il Verdicchio, è l’assoluto principe dei vitigni a bacca bianca delle Marche, diventato celebre nella seconda metà del secolo scorso anche grazie alla sua famosa e iconica bottiglia, in forma di anfora, classe 1953. È un vitigno anticamente legato al territorio, già citato addirittura in epoca romana, dall'agronomo latino Lucio Giunio Moderato Columella, che lo annovera, nel suo De Re Rustica, tra le più note varietà italiche di vite.

L'elevata freschezza del Verdicchio ne consente un'efficace spumantizzazione, ma la sua più preziosa vocazione è stata valorizzata soltanto di recente, grazie a prodotti fermi e asciutti, di buon corpo ed interessante affidabilità.

La bottiglia del Verdicchio dei Castelli di Jesi è inconfondibile anche per l'esclusiva bottiglia a forma di anfora, disegnata dall'architetto Maiocchi negli anni '50, per valorizzare oltre al vino anche bellezza e sinuosità della Regione Marche.

Di coloro giallo paglierino più o meno intenso, con sfumature verdoline nei casi dei vini più freschi e giovani. I vini prodotti con il Verdicchio possono però sostenere diversi anni di affinamento in bottiglia, durante i quali il vino assumerà un colore più intenso e dorato, presente anche nelle riserve ed in generale nei vini Verdicchio fermentati ed affinati in botte. Lo stesso giallo dorato si osserva anche nel Verdicchio prodotto con uve surmature e nei passiti, per i quali si arriva spesso anche a tonalità più decisamente ambrate. La consistenza del Verdicchio è sempre abbastanza pronunciata, ovviamente in misura ancora maggiore per versioni a più lungo affinamento e per i passiti. Con un profumo di fruttate pera, mela, peagrumi e tra i frutti tropicali ananas e qualche volta litchi. Le note floreali più frequenti nel Verdicchio sono il biancospino e la ginestra, ma anche la camomilla e tiglio, più raramente si possono percepire anche note di acacia e gelsomino. Le riserve, ed in generale i vini fermentati o affinati in legno conferiscono al Verdicchio aromi terziari speziati di vaniglia e legno tostato. Nei vini più maturi si percepiscono frequentemente aromi di miele e confetture di frutta gialla e sensazioni di erbe aromatiche, come timo e salvia. Una delle note caratteristiche del Verdicchio è certamente la mandorla, che troviamo sia in sottofondo che come nota retroattiva. Al gusto, secco, fresco spesso sapido, oltre a struttura ed acidità, sono anche caratterizzati da una buona persistenza gusto-olfattiva, caratterizzata da un fine sottofondo ammandorlato, percepibile anche all’olfatto.

La temperatura di degustazione ideale è di 8-10°C per riguarda il grado alcolico, il Verdicchio dei Castelli di Jesi e Classico, minimo 11,5°. Per il Classico Superiore minimo 12° e per il Riserva minimo 12,5°. La menzione Riserva può essere designata in etichetta se il vino presenta una gradazione alcolica di 12,5° ed un invecchiamento minimo di 24 mesi, dei quali almeno 6 in bottiglia. La tipologia Passito deve avere almeno una gradazione alcolica di 15° ed un anno circa di invecchiamento.

Per apprezzarne a pieno struttura e morbidezza va servito alla temperatura di 8-10°C in calici di medie dimensioni.

Vino da tutto pasto grazie alla sua struttura e persistenza gusto olfattiva, che a volte è paragonabile alla struttura corposa di un vino rosso. Si abbina bene soprattutto con il pesce alla griglia o in cartoccio, e in particolare sugli antipasti di pesce, olive ascolane, bruschetta al ciauscolo, oppure risotti alla pescatora, spaghetti con le vongole, trenette al pesto e cotture alla griglia di carni bianche come pollo e tacchino, coniglio alla porchetta anche in preparazioni particolarmente strutturate. Le versioni passite del Verdicchio sono adatte all’abbinamento con pasticcini da tè con canditi e frutta secca, con un dolce come lo stollen, con una bella fetta di torta di mele e con un delizioso ciambellone ricotta e albicocche.

Tags