Il Friuli Venezia Giulia è una regione che si è sempre distinta per il suo grande patrimonio in vitigni autoctoni, racchiude al suo interno una grande varietà di terreni, dalla fascia costiera a Sud, alla zona collinare per finire con la fascia Montuosa costituita dalle Alpi Carniche e Giulie, da sempre la terra dei grandi vini bianchi. La fama di questi vini, pur se con stili ed espressioni molto diverse tra loro.

La specializzazione vitivinicola degli ultimi anni ha ridotto a due le forme di allevamento diffuse e con una elevata densità di impianto: il guyot modificato (chiamato anche doppio capovolto o cappuccina) utilizzato negli impianti collinari, e il metodo Friuli (o ex casarsa) altrimenti detto sylvoz.

La regione può essere suddivisa idealmente in tre zone: la zona pianeggiante che interessa la provincia di Pordenone e parte della provincia di Udine, con le DOC Grave e le DOC di pianura Aquileia, Annia e Latisana, la zona nord-est della provincia di Udine e la provincia di Gorizia con le DOC Isonzo, Colli Orientali del Friuli e Collio, ed infine la zona Giuliana con la DOC Carso. Ciascuna di queste macro aree si caratterizza per stile di vini e vitigni autoctoni specifici.

Il vigneto friulano consiste in più di 20.400 ettari, di cui il 67% è uva bianca, Vitigni a bacca nera: 7.260 ha (7%), Vitigni più coltivati: Pinot grigio 5.500 ha (20%), Merlot 3.300 ha (15%), Tocai Friulano 1.760 ha (8%), Sauvignon 1.540 ha (7%)

Tra i vini bianchi che hanno reso questa regione molto conosciuta e apprezzata ricordiamo il tocai friulano, il verduzzo, la ribolla gialla, il tazzelenghe, il picolit e in particolare il terrano, vitigno autoctono del Carso famoso per la sua grande acidità. Tra i vitigni internazionali si sono diffusi soprattutto il merlot e il cabernet.

In questo articolo parleremo del vino Picolit è considerato una gemma dell'enologia italiana. Così chiamato per la scarsa produzione dei suoi acini e grappoli, oppure secondo altre versioni, per le ridotte dimensioni della sua uva. Oggi questo vino è prezioso ed introvabile, basti pensare che la sua produzione annua è di circa 500 ettolitri, non a caso si dice che sia il vino dei principi e dei papi, di cui ne deliziò i palati. Vitigni impegnati uve picolit in purezza.

Un tempo era coltivato in tutto il Friuli, oggi invece permane solo sui colli udinesi e goriziani a causa della sua scarsa produttività, la vite produce infatti pochissimi e radi acini, circa 10-15 acini per grappolo. La sua seppur ridotta produzione è considerata quasi un miracolo della natura, se si pensa all' aborto floreale spontaneo che la pianta subisce, per cause legate anche al clima della zona. Molti fiori della vite di Picolit non si trasformano in frutti, lasciando quindi spazi vuoti tra i pochi acini che portano a termine la maturazione. L'uva è a maturazione tardiva, molto ricca di componenti aromatiche e zuccheri. Si consiglia a chi si vuole avvicinare a questo "nettare" di ricercare in Friuli produttori seri ed affidabili, che vendano il vino in purezza, senza essere combinato con altri uvaggi che, s'eppure di ottima qualità, confondono dal reale, nobile, pregiato, aroma del Picolit. Il famoso enologo Veronelli ha descritto questo vino durante una sua degustazione: "Fermo e aristocratico; ha nerbo deciso e stoffa alta, che si compiace sino a coda di pavone; grandissimo vino, vino “da meditazione”. Una perla letteraria questa, di squisita delicatezza, che non si poteva non citare in una scheda di un vino così prezioso. Di colore Giallo dorato, ambrato, intenso, con un profumo di fiori di campo, di mandorla, pesca gialla molto matura, scorza di arancia candita, acacia, albicocca matura e castagna, con un gusto di frutta candita, fichi appassiti, miele e vaniglia si mescolano con armonia agli aromi già percepiti al naso.

Si puo abbinare come aperitivo, o a frutti di mare ed ostriche. Si esalta sui formaggi saporiti, erboranti e piccanti e sul fegato d'oca. La sua fama è però di vino da fine pasto, cosiddetto "da meditazione". Da servire a 10°-14° C.