Simbolismo o allegoria, e rappresentazione sistematica di figure, oggetti, scene, ai quali si è voluto o si vuole dare un' interpretazione diversa da quella di per sé evidente, e per mezzo dei quali gli artisti cercano di trasmetterci un loro particolare messaggio, una emozione o ancora un concetto astratto, una idea. Spesso le rappresentazioni simboliche e quelle allegoriche sono difficilmente scindibili.

Il comunicare attraverso delle opere da parte degli artisti ha origini molto antiche e oggi sono numerose le opere di questo tipo che possiamo ammirare nei Musei del mondo. Tra di queste troviamo: tre quadri dipinti da due artisti. Giovanni Francesco Barbieri, soprannominato il Guercino e Nicolas Poussin, Et in Arcadia ego, la frase può tradursi letteralmente: "Anche in Arcadia io”. Quadri che ancora oggi fanno parlare a molti critici, studiosi, ricercatori, dilettanti eruditi, interpreti fantasiosi, che hanno fornito varie versioni di possibili significati iconologici. una delle frase più enigmatiche della storia dell’ Arte. Il fascino e la fama di questi dipinti non è tanto nella sua bellezza, pur straordinaria, quanto nel fatto che presenta un soggetto e un'epigrafe enigmatici, un fascino che nasce dal suo mistero immutato nei tempi.

Il dipinto del Guercino è la prima opera moraleggiante nella quale compare la scritta latina. Il lavoro Et in Arcadia Ego, 1618–1622, olio su tela, 81 x 91 cm. , che si trova a Roma, Gallerie nazionali d’arte antica.

Nel dipinto raffigura due giovani pastori, appoggiati a dei bastoni da viaggio, osservano con un’espressione sgomenta un teschio in decomposizione. Sono abbigliati con abiti seicenteschi. Indossano, infatti, camicie abbondanti e uno di loro, un ampio cappello. Il pastore di sinistra è adolescente mentre il suo compagno, seppur molto giovane, ha una folta barba scura. I due pastori sbucano dal fitto della boscaglia e osservano a destra il teschio posto su di una base in mattoni. Su di un mattone, rivolto verso il fronte del dipinto, si legge chiaramente, una scritta incisa, Et in Arcadia Ego. Il teschio è rivolto di tre quarti verso lo spettatore del dipinto. Pur essendo integro manca di alcuni denti, gli incisivi inferiori. Un grosso moscone si è posato sul cranio e sotto di esso cresce del muschio. A destra, in prossimità della mandibola, un topolino rosicchia i denti mentre a destra, un bruco, forse una processionaria, striscia sul piano. In alto, sulla macerie, un uccello osserva la scena. Sul muretto crescono alberi e altra vegetazione mentre sullo sfondo le colline segnano l’orizzonte contro un cielo scuro e nuvoloso.

La frase sottostante al teschio può essere interpretata diversamente a seconda del tempo verbale sottinteso. Potrebbe, infatti essere tradotta come “in Arcadia ero presente anch’io” (eram), in questo caso il soggetto è il poeta morto, o la sua fama. Oppure “in Arcadia ci sono anche io” (sum), nel caso presente il soggetto è la morte che dichiara la sua attività nel luogo mitico.

Il netto contrasto fra colori caldi e colori freddi crea due ambienti diversi. Infatti, data la mancanza di architetture, e quindi di prospettiva geometrica, è la luce a costruire lo spazio. Lo sguardo si avvale, comunque, della prospettiva di grandezza tra la vegetazione e di sovrapposizione, che chiariscono la disposizione dei piani. La profondità dell’ immagine è, quindi, apprezzabile dietro il teschio dove lo sguardo è attratto in lontananza dall’intenso chiaroscuro delle nuvole.

Il dipinto è strutturato in due metà oblique, separate dalla diagonale che sale da destra a sinistra. La metà di destra è occupata dallo sfondo e dal cielo nuvoloso mentre quella di sinistra dal teschio, in basso, e dai pastori. Le loro figure, inoltre, si dispongono in modo simmetrico e speculare tra di loro, rispetto ad un virtuale asse verticale che le separa.

Mentre la prima versione del dipinto di Nicolas Poussin nel 1627, olio su tela, 101 x 82 cm., si trova a Chatsworth House, Devonshire Collection. I tre pastori accompagnati da una fanciulla scoprono un sepolcro nascosto da rampicanti e vegetazione con una misteriosa scritta.

Due di loro rimuovono i rami e trovano, sul lato esposto della tomba, una iscrizione. L’ Epigrafe recita “Et in Arcadia Ego” e si tratta di una frase che diverrà un noto tema rappresentato da artisti e celebrato dai poeti. I due pastori, quindi, sono in piedi, e scostano la vegetazione dalla tomba mentre il terzo è disteso a terra, nudo, con le gambe coperte da un mantello.

Alla loro sinistra si trova una fanciulla che indossa una tunica classica. La giovane con la mano destra solleva un lembo della veste e scopre la gamba. L’ampia scollatura, d’altronde, lascia anche intravedere un seno. I suoi lunghi capelli, poi, ricadono dietro la schiena e lasciano in vista la parte superiore del corpo. Il pastore seduto a terra ha capelli bianchi ed una lunga barba. È raffigurato nell’atto di versare dell’acqua a terra da un cratere. Il sepolcro si trova addossato ad un gruppo di alti alberi che lo riparano e lo nascondono. A sinistra, un piccolo scorcio di paesaggio guida lo sguardo all’orizzonte dove le colline incontrano le nuvole color oro.

Rispetto al dipinto del Guercino, nel quale i pastori assumono un aspetto di giovani del seicento, in quello del Poussin si nota un evidente clima classicheggiante. I corpi dei Pastori sono forti e scultorei come le loro posture, soprattutto quella del pastore sdraiato a terra. Anche la presenza della figura femminile, in tunica, contribuisce ad enfatizzare il tono classico del dipinto. Inoltre, se nella versione del Guercino il riferimento funebre è rappresentato dal teschio posto su una base, nell’opera di Poussin è presente un sepolcro classico monumentale.

Il colore e l’illuminazione, è caratterizzato da un tono caldo e un incarnato tendente all’ ocra-arancio. La giovane e il pastore a terra assumono, invece, un colore più chiaro e luminoso. Il sepolcro e gli alberi sono scuri e in controluce. Questo forte contrasto di luminosità aumenta il senso drammatico del ritrovamento e crea una certa fusione delle figure con il paesaggio. Infatti, la giovane, di colore chiaro e con la tunica bianca, rappresenta una zona di raccordo cromatico tra il primo piano e le nuvole dorate che si addensano nel cielo.

La composizione e l’inquadratura sebbene il gruppo di figure, i pastori e la fanciulla, sia posto in centro al dipinto, la metà destra del quadro è il centro di interesse dell’ immagine. La diagonale compositiva principale è, quindi, quella che sale da sinistra a destra. Infatti il corpo del pastore che scopre la scritta si trova posizionato proprio su tale linea ascendente.

Il secondo dipinto realizzato da Poussin nel 1650, olio su tela, 85 x 121 cm. , che si trova a Parigi nel Musée du Louvre “Ala Richelieu, 2d piano, stanza 14“.

I tre pastori scoprono una tomba classica e uno di loro legge l’iscrizione scolpita “ Et in Arcadia ego “. Il suo compagno di destra indica la scritta alla giovane donna che li accompagna e che si trova in piedi di fronte al sarcofago. I tre pastori, di tradizione bucolica, hanno un aspetto vigoroso e robusto. Sono giovani e indossano vesti classiche, una tunica e dei sandali. Due di loro intorno al capo portano una corona di foglie. I loro volti ricordano, inoltre, le fisionomie di eroi e di dei scolpite nelle statue greche.

Anche la figura della giovane donna di profilo è un riferimento alla statuaria classica. La ragazza indossa una tunica e un ampio mantello. La sua capigliatura è avvolta con un nastro e raccolta in un panno chiaro. La scena è ambientata nel pieno di un paesaggio ideale. La tomba, infatti, si trova al centro di una zona piana circondata da alberi mentre l’orizzonte è chiuso da una linea di alte montagne. Il cielo è attraversato da scenografiche nubi ampie e luminose.

Il colore e l’illuminazione della luce naturale rappresentata nel dipinto scolpisce i corpi morbidamente. L’ illuminazione diffusa, inoltre, crea contrasti, non forti, ma sufficienti a mettere in evidenza le figure rispetto al paesaggio nel quale sono immerse. Infatti, soprattutto i panneggi sono notevolmente chiaroscurati e il contrasto fra scuri colorati e chiari saturi e luminosi produce una maggiore definizione delle forme.

Gli abbigliamenti dei personaggi, inoltre, realizzati con colori primari, giallo, rosso e blu, contrastano con i colori naturali di tipo secondario. La muratura della tomba e il terreno sono dipinti con un ocra tendente al bruno (viraggio verso il grigio del giallo-arancio). In secondo piano, poi, emerge il grigio-verde della vegetazione e, infine, il grigio-azzurro delle montagne armonizzato con il cielo, di poco più saturo.

Lo spazio delle azione dei quattro personaggi del dipinto, si svolge intorno alla tomba classica. Gli sguardi dei protagonisti sono, infatti, rivolti verso il fianco sul quale si trova l’iscrizione come la loro posizione, orientata verso lo stesso centro di interesse. Perfino le mani dei due pastori chinati guidano lo sguardo dell’osservatore verso tale obiettivo. La grande arca funebre, coperta quasi interamente dalle figure, non contribuisce ad una descrizione geometrica dell’ambiente. In ogni caso, basta la sua presenza, evocata dalle poche ma solide parti di essa in vista, ad ordinare tutto lo spazio e a renderlo ordinatamente solido e misurabile.

La Composizione e l’inquadratura del dipinto si incrociano in prossimità degli indici dei pastori che richiamano l’attenzione sulla scritta. L’intera composizione, inoltre, è strutturata in modo accurato e simmetrico. Le due figure in piedi, ai lati del gruppo, formano due triangoli compositivi con i vertici verso le mani dei pastori chinati. La linea dell’orizzonte, poi, disegna un arco, convesso verso l’alto, che separa l’ immagine in due parti orizzontali. Le figure dei due pastori chinati, infine, sono speculari ma disposte lungo la diagonale che sale da sinistra in basso.

Ancora oggi possiamo dire che questi dipinti sono avvolti in un intreccio di misteri che non sono stati decifrati, in particola il secondo dipinto del Poussin nel 1650 che si trova oggi nel Museo del Louvre, che ha fornito varie versioni di possibili significato iconologici, da quello classico ed eccezionale di Erwin Panofsky nel saggio del 1939, alle interpretazione di esperti con Wind, Freinlander, Blunt, a quelle più recenti di tipo esoterico ed ermetico, a cominciare da quella di Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln, nel best seller storico Il Santo Graal, la cui tesi è ripresa dal romanzo di Dan Brown, Il Codice da Vinci , fino alle interpretazioni della geometria sacra e persino astrologiche. Secondo  Richard Andrews e Paul Schellenberger in The tomb of God, del 1996, considerando come nella frase manchi il verbo e che senza di esso non si possa interpretare, pensano ad un anagramma partendo dalla frase completa: Et in Arcadia Ego( sum ), che andrebbe così anagrammata: Arcana Dei Tango Iesu ( "Io tocco la Tomba di Gesù " ) , per cui, tesi anche sostenuta in Il Santo Graal , il pastore inginocchiato starebbe indicando che non sta toccando un sepolcro qualsiasi, bensì il sepolcro di Cristo seppellito non in Palestina, bensì in una regione francese. Fantasia o realtà ? sinceramente non ho una risposta, lascio voi lettori a libera interpretazione.