Sapevate che…

La Divina Commedia è un’opera scritta in lingua volgare fiorentina, seguendo una struttura in terzine incatenate di endecasillabi (poi chiamate per antonomasia terzine dantesche).

La Divina Commedia è divisa in tre parti, definite «cantiche»: queste sono Inferno, Purgatorio e Paradiso. L’Inferno venne reso pubblico tra il 1314 e il 1315 a Verona, mentre il Purgatorio fu divulgato l’anno seguente. La “pubblicazione” del Paradiso avvenne a Ravenna, per merito dei figli Pietro e Jacopo Alighieri, solo dopo la morte del Poeta.

Il poema è molto autobiografico. La Divina Commedia fu scritta perché Dante voleva farsi perdonare da Dio per la sua grave crisi religiosa.

Il titolo "Divina Commedia" non fu dato da Dante. Per lungo tempo si chiamò Comedia, fino a quando lo scrittore Giovanni Boccaccio, a metà del Cinquecento, nel suo Trattatello in laude di Dante ( La Vita di Dante ), scritto fra il 1357 e il 1362. Parla dell’opera di Dante definendola Divina. Da allora l’opera ha cambiato il titolo in Divina Commedia. 

Il mistero degli ultimi tredici canti del Paradiso, perduti al momento del trapasso di Dante, poi ritrovati grazie a una visione apparsa in sogno a Jacopo Alighieri. Ce ne parla Giovanni Boccaccio nel cap. XXVI del suo Trattatello in laude di Dante, racconta che Dante, una volta terminata la terza Cantica, nascose gli ultimi canti del Paradiso, rischiando così di mandarli perduto per sempre. Alla morte del padre, i figli Jacopo e Pietro fecero l’amara scoperta che al Paradiso mancavano tredici canti. Essendo certi che il padre li avesse scritti, a lungo i due li cercarono ovunque, ma senza successo. Dopo un anno il Poeta apparve in sogno a Jacopo, indicandogli con precisione il loro nascondiglio, ovvero una crepa del muro della casa di Ravenna in cui il Poeta era defunto.

Secondo alcuni studiosi, Dante celava un segreto nella misteriosa numerologia, ovvero nella ricorrenza di numeri come 3, 9, 13 e 33: si pensa che egli volesse trasmettere un messaggio esoterico ad una setta di cui lui stesso avrebbe fatto parte. Alcuni pensano che fossero i Templari, altri i Rosacroce, congregazioni che utilizzavano spesso quei numeri e anche simboli floreali come il Giglio e la Rosa, che lo stesso Dante ha utilizzato più volte all’interno della sua opera.

L’amore eterno di Dante per Beatrice, giovane donna incontrare all’eta di nove anni e morta molto giovane lasciando il poeta sconfortato e infelice. Sarà infatti Beatrice, in veste di angelo, a guidare il poeta per buona parte del viaggio in Paradiso all’interno della sua Divina Commedia. Lui la vede come una guida verso la verità, una tramite e una rappresentazione divina vicino alla figura di Dio.

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