L’italiano, oltre che nel territorio della Repubblica italiana, è parlato anche a S.Marino, nel Vaticano (anche se la lingua ufficiale del Vaticano è il latino ), in alcuni Cantoni della Svizzera, in zone della Slovenia, Montenegro e della Croazia.

Entro i confini della Repubblica italiana si parlano poi altre lingue minoritarie; in alcune zone del Piemonte si parla il provenzale, che si ritrova anche in Calabria, mentre in Valle d’Aosta si parla il franco-provenzale, presente anche in due colonie della Puglia. Il ladino non è un semplice dialetto, tanto che in Svizzera è una delle lingue ufficiali, e in Italia viene non solo parlato nelle valli alpine dolomitiche e anche nel Friuli. Le cinque vallate della Ladinia: la Val Badia dove si parla il Badiot, la Val Gardena con il Gherdëina, la Val di Fassa (Fascian), Livinallongo (Fodom) e Ampezzo (Ampezan).

Il sardo può essere considerato una vera e propria lingua ed è parlato da circa un milione e mezzo di persone.
 
Grande importanza hanno le comunità che parlano il dialetto tedesco, le quali chiamano il loro territorio Sud Tirolo, in provincia di Bolzano la toponomastica è bilingue. In Calabria e in Puglia troviamo due isole con linguistiche greche. In Sicilia è presente un grosso centro chiamato Piana degli Albanesi, in cui vive appunto una comunità di albanesi.

Tra il terzo e il quinto secolo d. C. la progressiva decadenza dell’Impero romano rese man mano più difficoltosa la circolazione del latino nei territori. Se la lingua scritta rimase ancora a lungo e dovunque il latino classico, il parlato andò sempre più differenziandosi dalla lingua ufficiale.

Già prima della caduta dell’Impero Romano (III-IV sec.), infatti, il latino non è più così diffuso a livello popolare e non è più la lingua madre di nessuno. Solo le classi alte e i religiosi continuano a usare il latino.

Le invasioni barbariche ( Barbaro (in greco antico: bárbaros, passato in latino come barbarus) è la parola onomatopeica con cui gli antichi greci indicavano gli stranieri (letteralmente i “balbuzienti" o incomprensibile), cioè coloro che non parlavano greco, e quindi non erano di cultura greca ) e il crollo dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) portarono alla frantumazione definitiva dell’unità linguistica in Italia, sia perché gli invasori, che pur avevano imparato il latino, lo parlavano a modo loro, sia perché alcune particolarità della loro lingua penetrarono nelle parlate romaniche d’Italia.
 
È questo il caso ad esempio di diverse parole di origine longobarda (ciuffo, graffiare, guancia, ricco, scherzare, schiena, zanna, zazzera) che vennero introdotte nel lessico italiano tramite il latino parlato, esisteva un uso "volgare" del latino parlato per esempio: oculus occhio in latino si diceva oclus, vetulus vecchio in latino dicevano veclus, viridis verde in latino dicevano virdis.

Mentre il latino rimane la lingua ufficiale della Chiesa, il volgari diventano un mezzo fondamentale per la  diffusione della religione cattolica, e i religiosi ne fanno largo uso, nato alla fine dell’Impero come lingua del popolo, intorno all’anno mille diventa la lingua del commercio e della propaganda religiosa.

I primi scritti in volgare Italiano, ( Il termine volgare significa popolare e viene dalla parola latina vulgus  che significa popolo ) furono rinvenuti a Cassino nell’abbazia Benedettina i Placiti Cassinesi, risalenti al 960 sull'appartenenza di certe terre ai monasteri benedettini.

"Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte Sancti Benedicti."

"So che quelle terre, entro quei confini che qui sono contenuti, per trenta anni le ha avute in possesso il monastero di San Benedetto."

Una manifestazione del volgare nell’ambito letterario, è quello della scuola poetica siciliana durante i primi tre quarti del XIII secolo, che diede luogo a una vasta produzione lirica in volgare ed ebbe come centro la corte di Federico II, re di Sicilia. In questo periodo il siciliano acquistò grandissimo prestigio e fu considerato il più importante volgare d’Italia.

La lingua volgare scritta, da cui avrebbe avuto origine la lingua italiana, si afferma però solo nel ‘200, quando viene utilizzata anche nei testi letterari. Del 1224 è il famoso Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, scritto in volgare umbro.
 
Alla fine del Duecento cominciò ad affermarsi Firenze come potenza economica, politica e culturale, la città diventò la culla di una civiltà. Le opere letterarie dei grandi scrittori fiorentini, ( Dante, Petrarca e Boccaccio ) in particolare la Divina Commedia, il Canzoniere e il Decameron ebbero tale diffusione e successo da diventare il modello di riferimento anche per gli scrittori non toscani. Il fiorentino, uno dei tanti volgari presenti nel territorio italiano, divenne così il modello linguistico per tutti coloro che volevano scrivere con intenti letterari.

Con il passare del tempo, il volgare fiorentino diventa definitivamente la lingua della letteratura anche nel resto d’Italia. Nel corso dei secoli, questa lingua subirà dei cambiamenti e comincerà ad assomigliare sempre di più all’italiano moderno.
E grazie al sommo poeta che è legittimamente considerato il padre della lingua italiana, fu lui per primo a capire l’importanza del volgare e a scrivere i suoi capolavori in quella particolare lingua. E’ proprio grazie alle sue opere come: “ Vita Nova”, “ De Vulgari Eloquentia” e “La Divina Commedia” che la lingua italiana ha potuto svilupparsi e oscurare la lingua latina. Lungo tutto il corso della sua vita Dante Alighieri fu considerato uno dei massimi esponenti letterari e culturali di quel periodo.

In particolare l’opera De Vulgari Eloquentia, lo scopo del trattato è quello di definire un idioma volgare che possa conseguire un'alta dignità letteraria, elevandosi al di sopra delle varie parlate regionali e sottraendosi all'egemonia del latino.

Solo con l’unificazione dell’Italia proclamato 17 marzo del 1861, il fiorentino viene scelto come lingua letteraria standard e si converte nella lingua dell’istruzione nazionale fino alla fine della seconda guerra mondiale.

La prima cattedra di Storia della Lingua Italiana fu istituita nel 1937-38 nella Facoltà di Lettere di Firenze e fu affidata a Bruno Migliorini, che pubblicò nel 1960 il manuale Storia della Lingua italiana.

L’italiano resterà però almeno fino al secondo dopoguerra quasi esclusivamente lingua scritta e i dialetti svolgeranno la funzione di lingue parlata. La maggior parte degli italiani comunicavano in dialetto, l’unica lingua che conosceva, l’analfabetismo era una piaga sociale che presentava caratteri particolarmente gravi soprattutto nei centri rurali del Mezzogiorno.

Dal 1950 a oggi, la conoscenza e l'uso della lingua italiana si sono diffusi grazie alla scuola che era obbligatoria per legge (articolo 34, si affermava un obbligo di almeno otto anni e, dunque la scuola per tutti fino a 14 anni ). Un altro forte contributo al progresso culturale della nazione proviene dalla televisione di Stato, che negli anni Sessanta affronta il problema dell’ alfabetizzazione attraverso programmi trasmessi dalla RAI promosse in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, diversi programmi educativi: Telescuola, Non e mai troppo tardi. Questi programmi venivano mandata in onda nella fascia preserale, anche per permettere a chi lavorava di potervi assistere. 

Tags