Ruiza, M., Fernández, T. y Tamaro, E. (2004). Biografia de Dante Alighieri.
https://www.biografiasyvidas.com/biografia/d/dante.htm el 7 de marzo de 2021.

Puntualmente modificato da: Mauro Destro e Stefano Guglielmi.

Dante nacque a Firenze tra il 15 maggio ed il 15 giugno 1265 e morì a Ravenna il 14 settembre 1321. Fu battezzato “Durante di Alighiero degli Alighieri” e fu scrittore di prosa, teorico della letteratura, filosofo, pensatore politico ed uno dei più grandi poeti italiani. 

Sebbene i suoi genitori, Alighiero di Bellincione e Gabriella, appartenevano alla borghesia guelfa (fazione politica, n.d.r.) fiorentina, Dante assicurò sempre che aveva origini nobili: così lo riportò nella sua opera “La Divina Commedia” nel volume del Paradiso (canti XV e XVI), ove tracciò un vincolo familiare con un suo presunto antenato Cacciaguida, il quale sarebbe stato dichiarato “cavaliere” dall’Imperatore Corrado II di Svevia.

Nel 1274, in base a quanto riferisce nella sua prima opera importante “Vita Nuova”, vide per la prima volta, Beatrice Portinari, quando costei aveva l’età di otto anni, avendone lui solamente un anno in più; fu la donna che amò e che esaltò quale simbolo supremo della grazia divina. L’appassionato e platonico innamoramento di Dante si sarebbe sviluppato nove anni dopo, quando i due si reincontrarono.

Durante i suoi anni di studio, Dante Alighieri coincise con il poeta Guido Cavalcanti, circa quindici anni più anziano di lui, con il quale creò un legame intimo e del quale divenne discepolo professando il “dolce stil nuovo” (nuovo stile poetico dell’epoca n.d.r.). 

Nel 1285, Dante, nella sua veste di membro dei guelfi, prese parte all’assedio di Poggio Santa Cecilia, difeso dagli aretini (ghibellini), e due anni dopo, si trasferì a Bologna, probabilmente per studiare, anche se ci sono dubbi riguardo la sua presenza presso l’università di detta città. D’altro canto, esistono prove della sua partecipazione (nella veste di «feritore» a cavallo) nella battaglia di Campaldino, ove affrontò i ghibellini di Arezzo.

Nel 1290 morì Beatrice, ed un anno dopo, Dante contrasse nozze con Gemma di Manetto, con la quale ebbe quattro figli. 

Nel 1295 si iscrisse all’ordine dei medici e speziali e, dal mese di noviembre, iniziò ad interessarsi alla politica municipale fiorentina; tra maggio e settembre dell’anno successivo fu membro del Consiglio dei Cento, e nel 1298 partecipò alla firma del trattato di pace con Arezzo. Nel 1300, nella veste di ambasciatore, si trasferì a San Gimignano per negoziare la visita dei rappresenti della fazione Guelfa in Firenze e, tra il 15 giugno e il 14 agosto, svolse la mansione di priore, massima magistratura fiorentina.

Ad ottobre 1301, ed in seguito alla sua opposizione all’invio di truppe per aiutare papa Bonifacio VIII, Dante fu designato ambasciatore innanzi il pontefice, al quale offrì un trattato di pace. Il Papa, tuttavia, lo trattenne a Roma contro la sua volontà, con l’intenzione di appoggiare a Firenze la fazione guelfa (nera) opposta a quella di Dante (bianca), fazione che in seguito ottenne il controllo della città e desterrò i suoi opponenti.

Accusati di malversazione dei fondi, Dante fu condannato a multa, esproprio ed esilio, e successivamente a morte allorché rientrasse a Firenze. Da questo momento, Dante iniziò un lungo esilio che sarebbe durato il resto della sua vita: soggiornò a Verona, Padova, Rimini, Lucca e, finalmente, Ravenna, città in cui fu ospite di Guido Novello da Polenta ove risiedette fino alla sua morte nel 1321.

Opere di Dante Alighieri

L’influenza della poesia trobadorica e stilnovista su Dante Alighieri resta rispecchiata nella sua “Vita Nuova”, un insieme di poemi e prose rivolte a Beatrice, motivo di vita del poeta e dei suoi tormenti, e nelle sue “Rime

Petrose”, rivolte a una presunta amata, alla quale scrive solamente per dissimulare il suo vero amore dinnanzi agli altri

. Il gioco poetico-amoroso oscilla tra la passione impossibile e la spiritualizzata idealizzazione della figura dell’amata, sebbene le rigide forme del stilnovissimo acquisiscono una forza e una sincerità nuove nelle mani di Dante.

L’esperimentalismo dei poemi di Dante Alighieri e la ricerca cosciente di un proprio stile concluderà, infine, nella “Divina Commedia”, una delle cime della letteratura universale. Divisa in tre canti (l’Infierno, il Purgatorio e il Paradiso) e scritta in terzine, riassume tutta la cosmologia medievale tramite la presentazione del percorso dell’anima di Dante, guidata, dapprima, da Virgilio e, successivamente, da Beatrice, nell’espiazione dei suoi peccati. Con un linguaggio vivo e di grande ricchezza espressiva, il poeta mescola gli elementi simbolici con riferimenti a personaggi storici e mitologici, fino a costruire una equilibrata e splendida sintesi del sapere accumulato dall’uomo sin dall’antichità classica fino al Medioevo.