Come il Paese sta vivendo, ma soprattutto soffrendo, la piaga del Coronavirus.

So che anche a Panama è stata dura. Mesi di lockdown con ristoranti, teatri, musei e locali chiusi. Un giorno uscivano le donne, un giorno gli uomini, la domenica tutti a casa. Ma poi è cominciata la ripresa. Sono stato a Panama a ottobre e ho percepito un ritorno alla normalità, una gran voglia di ricominciare. Quando sono rientrato in Italia è stato un viaggio indietro nel tempo. I numeri di questa seconda ondata del contagio qui sono ancora inquietanti: 30 mila positivi al giorno, 300 decessi al giorno, ospedali al collasso, nessuna luce in fondo al tunnel. L’Italia è in ginocchio, imprigionata da un lockdown severo. Una sorta di dittatura sanitaria che presta il fianco a polemiche, dissidenze e disobbedienze. Provo a riassumerle in una manciata di flash. 

SITUAZIONE SANITARIA – Le regioni d’Italia sono etichettate a colori: rosse, arancioni, gialle secondo la gravità di diffusione del virus. Il servizio sanitario nazionale, già fragile in tempi di normalità, è letteralmente in tilt. In alcuni ospedali i letti per i contagiati sono esauriti, i nuovi malati vengono sistemarti su barelle, perfino per terra, o rimangono nelle ambulanze in attesa che si liberi un letto. I medici sono costretti a scegliere chi intubare: meglio un cinquantenne che un settantenne. In queste condizioni è vietato ammalarsi o ricorrere al pronto soccorso per chi si è fratturato un piede o è vittima di una colica. In tutto questo il ministro della Salute Speranza (e come poteva chiamarsi un ministro della Salute se non con un cognome tanto beffardo?), sembra un alieno smarrito in corsia. 

GOVERNO E CONSULENTI – Antonio Conte, oscuro avvocaticchio di Avellino assurto  per caso a presidente del Consiglio, si muove ormai da dictator, tiene in sacco il Paese a colpi di dpcm (decreto del presidente del consiglio) fumosi, inefficaci e assurdi. Impossibile recarsi in un’altra regione, vietato uscire da casa dopo le 23, vietato cenare a casa in più di 6 persone, ristoranti e bar chiusi alle 18, autocertificazione obbligatoria per andare a comprare le sigarette, i medicinali, la frutta.  

Provvedimenti suggeriti dal Comitato dei consulenti virologi (messi assieme più per motivi politici che professionali, a 7 mila euro al mese). Senza parlare dei presidenti di Regione che litigano, dibattono, emettono ordinanze controlegge. Del resto non siamo la patria di Arlecchino e Pulcinella? 

ECONOMIA E TURISMO – L’Italia va a rotoli, è sull’orlo della bancarotta. Molte aziende hanno chiuso, migliaia di ristoranti e bar hanno abbassato la saracinesca per sempre, gli alberghi sono vuoti, le strutture turistiche piangono lacrime amare, molti negozi svendono per sopravvivere. Il governo promette aiuti, solidarietà e denaro  ma, finora, ha distribuito pochi spiccioli. In giro di quattrini non ce ne sono quasi più. Da sempre incapace di affrontare le emergenze, anche stavolta l’Italia sta dando prova di incapacità organizzativa, incapacità di reagire di fronte a una delle più tremende sciagure della sua storia. 

POLEMICHE E FACEBOOK – Blindati a casa, di cattivo umore e depressi, gli italiani si consolano con Netflix, Apple, Prime Video, ma soprattutto Faceboox dove ogni giorno proliferano vignette e storielle sul coronavirus, soprattutto abbondano i blog dove nuovi santoni, pseudo-scienziati e totali imbecilli spiegano tutto e il contrario di tutto. In un Paese da sempre avvezzo alla polemica, alla lacrima facile e alla protesta, si assiste ad un’orgia di teoremi, fake news, complottismi e populismi senza precedenti. Certo è che, di fronte a un virus sconosciuto senza sapere come agire e come reagire - come tutti i governi del mondo – anche quello  italiano ha commesso gravi errori. Ma nonostante le denunce che si accumulano, finirà tutto in cavalleria, come sempre. 

IL MORALE? SOTTO I TACCHI – Questo secondo lockdown, più severo e per certi versi assurdo, sta demolendo il temperamento storicamente allegro degli italiani. Le cronache riferiscono di un aumento degli omicidi coniugali, per gli anziani le paure sono diventate psicosi, lo smart working in un Paese che non ha Internet a banda larga funziona poco e male. Per attenuare il nuovo disagio esistenziale nuovi psicologi offrono sedute di assistenza on line. Anche la libido nazionale è in caduta libera, secondo ricerche i rapporti sessuali si sono attenuati, forse a causa della convivenza forzata. Se gli amori domestici sono congelati, figuriamoci quelli extraconiugali. 

CONTROLLI E PARADOSSI – Afflitti da raccomandazioni e sanzioni (mascherina sempre, niente assembramenti, vietato uscire se non per giustificate ragioni), sorvegliati giorno e notte dalle forze dell’ordine, gli italiani si sentono strangolati come in uno stato sovietico di staliniana memoria. Che va a braccetto fra rigore e lassismo. 

Sottoporsi a un test anticovid e’ costoso e complicato, le strutture ASL che erano inefficienti in tempi di normalità figuriamoci adesso. A Torino un senzatetto è stato multato perché dormiva per strada ma non a casa, in Puglia si è beccato una contravvenzione salata un tale che accompagnava la figlia a fare la dialisi. In Abruzzo un tale è andato in auto in ospedale perché stava male, ha parcheggiato l’auto, gli hanno diagnosticato il virus, l’hanno ricoverato, il giorno dopo è morto. I parenti hanno ritrovato l’auto con il parabrezza ingombro da 12 multe per sosta vietata. 

LA STRAGE DEGLI ANZIANI – Anche la seconda ondata pandemica miete vittime fra gli anziani, già afflitti da diverse patologie. Del resto, insieme a Germania e Giappone, l’Italia è uno dei Paesi con più vecchi al mondo. Dove si registrano storie da libro Cuore. Come quella di Olga e Vincenzo, 82 anni lui e 83 lei.  Sposati da 63 anni, inseparabili. Ricoverati all’ospedale di Monza, erano malati da una decina di giorni. Non erano nella stessa camera ma lei aveva chiesto di tenere una giacca di lui, per sentirlo vicino. Sono stati lontani 4 giorni: Olga è morta una domenica alle 14. Il marito Vincenzo un’ora dopo. 

E nel frattempo? L’Italia rassegnata spera e si dispera. Si dispera per questa prigionia coatta di massa e spera che, presto si trovi il vaccino giusto. Ma in fondo al tunnel ancora non si vede la luce.