Lissemar Bello, nonostante il suo nome e cognome, é una legittima cittadina italiana. Da anni é residente a Panama. La sua bimba di 6 annié affetta da DSA, cioé, Disturbo dello Spettro Autístico. Questa condizione speciale risale al 2016 dalle diagnosi svolte tanto in Italia come a Panama.

Come qualsiasi genitore che vuole la migliore qualitá di vita per i propri figli, Lissemar a Gennaio 2020 decide costruire il futuro e l'educazione della sua Bimba in Italia.

Si reca in Patria per circa 15 giorni e formalizza l'iscrizione presso una scuola piú idonea alle esigenze di sua Figlia, nella localitá di Casalvieri, provincia di Frosinone. Prende in affitto un appartamento dove a breve stabilire la sua nuova residenza.

A quel punto rientra a Panama con la finalitá di concludere i rapporti di lavoro e preparare il suo trasloco, e quello della bimba, per l´Italia.

Fin qui nulla di straordinario, sono due cittadine italiane, Mamma e Figlia, che decidono far uso di un legittimo e sacro diritto  costituzionale, cioè quello di stabilire la loro residenza permanente nella propria Patria.

Chi poteva immaginare, anche fosse remotamente, che un diritto tale potesse essere ostacolato?

La precaria normativa d´emergenza.

Bene, la Signora Lissemar continua con il suo programma, di fatto trovandosi di nuovo a Panama, nel mese stesso di gennaio 2020, da le dimissioni al suo datore di lavoro e si impegna nei preparativi necessari per il suo rientro in Italia.

Però ahimé che nel frattempo giunge il COVID. Purtroppo la vita si fa per tutti molto piú difficile e i contrattempi sopravvengono nella vita di ogni cittadino del mondo.

Cosí in Italia scatta lo Stato di Emergenza Nazionale, che sforna a raffica tanti Decreti del Governo che prendono il sopravvento sulla Costituzione e su tante Leggi tradizionali. Poi successivamente vengono prorogati, modificati e sostituiti o complementati da altri strumenti legali equivalenti, fino a data odierna. Tutti contentivi delle “Misure urgenti per fronteggiare l´emergenza epidemiologica del Covid-19”.

Se una cosa ci ha insegnato il COVID-19 é proprio il fatto di come molti governanti hanno intrapreso la strada di calpestare i diritti piú elementari dell'essere umano, ed hanno abbracciato procedure assurde ed effettiste in nome della salute, danneggiando, in molti casi, assai di piú di ció che pretendevano salvaguardare.

Non é forse il caso di entrare ad analizzare quanti successi e quanti sbagli sono stati accumulati con questa normativa di emergenza, che in opinione di molti é stata sempre assunta di fretta e in furia.

L´abrogazione dell´articolo 16 della Costituzione.

Una delle misure adottate dal Governo CONTE, che irrompe e trastorna i piani della Signora Lissemar e sicuramente anche di tanti altri cittadini italiani, é quella relativa alla proibizione della libera mobilitá delle persone.

Nell´ordinamento giuridico italiano l´articolo 16 della Costituzione stabilisce il diritto a soggiornare e circolare nel Paese.

Art. 16

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte
del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.​ Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Va precisato che l'articolo 16 non attribuisce la medesima libertà incondizionata agli apolidi ed agli stranieri (Vi prego di tenere conto di questo particolare), salvo ció che concerne i cittadini dell' Unione Europea, tutelati dall' Accordo di Schenghen.  

In sostanza, fatto stá che alla nostra concittadina, Italiana residente all'estero, viene insomma negato il diritto di recarsi nel proprio Paese di cittadinanza per stabilire in esso la sua nuova residenza permanente.

Proibizione giustificata?

Il ció sembra inconcepibile. Ma guardate un pó che per alcuni non é un fatto tanto strano ed ecco solo un caso. Leggete bene le dichiarazioni provenienti dal blog del Deputato di Italia Viva e sottosegretario agli Esteri, On. IVAN SCALFAROTTO, che proprio in merito sostiene questa proibizione:

“Devo dire però che dal mio osservatorio è evidente che in questo momento stiamo affrontando una sorta di contro esodo biblico, con un numero di italiani che vogliono rientrare in patria che va al di là di ogni immaginazione e che sono certamente spinti soprattutto dalla paura causata dalla pandemia.

La ragione di molti per tornare è che bisogna rientrare in Italia “perché la sanità da noi è migliore” che nei Paesi di residenza. Vero. Ma a chi pensa a questo, sfugge che ora la necessità assoluta per tutti è proprio quella di non aver bisogno di far ricorso alla sanità.

Bisognerebbe insomma sempre valutare se il rientro in Italia sia assolutamente necessario. Il principio “Restare a casa” non vuol dire “Restare a casa in Italia”. Vuol dire: “Restate a casa, punto”.

Quindi un residente all’estero, anche italiano, che per definizione non ha residenza in Italia, se non ha abitazione o dimora in Italia non può entrare in questo momento nel nostro Paese. Per abitazione o dimora, ricordiamolo, non si intende una seconda casa di vacanza. Insomma, il residente all’estero deve prepararsi a dimostrare in modo chiaro che ha un titolo per entrare.

Certo, alle nostre frontiere potrà esserci un certo livello di comprensione (c’è l’art. 16 della Costituzione, che stabilisce il diritto a soggiornare e circolare nel Paese, ma che comunque ammette limitazioni per ragioni sanitarie), ma movimenti gratuiti in questa fase non possono essere tollerati, anche per il rischio di essere contagiati o contagiare. Il principio adesso è che tutti i movimenti fuori dell’abitazione sono vietati, sia da e per l’estero sia all’interno del territorio nazionale”.

Le regole di un polemico Decreto.

Cioé, premettiamo che non é una cosa bella, ma sicuramente ammissibile, che un Paese sbarri le proprie frontiere agli stranieri in caso di emergenza nazionale. Potremmo anche chiudere un occhio sul fatto che internamente, ma solo in caso di estrema necessitá, si limiti ai  cittadini alcuni spostamenti. Ma limitare l´accesso al Paese ai propri italiani puó davvero essere concepibile?

Dobbiamo sempre tenere conto che il diritto stabilito nell'articolo 16 della Costituzione, solo ammette limitazioni per motivi di salvaguardia della SANITÀ o della SICUREZZA PUBBLICA, ed espressamente indica che non sono ammesse limitazioni di carattere POLITICO.

Diamo un´occhiata a che cosa ha stabilito il Governo Italiano con le recenti misure sanitarie imposte dal Ministro ROBERTO SPERANZA. Vorrei peró prima centrare l´attenzione  in ció che ha espresso il Ministro nel corso del suo intervento davanti al Senato e successivamente alla camera dei Deputati, sul contenuto dei provvedimenti di contenimento per evitare la diffusione del Covid-19. 

Ha sottolineato come “Il tema del rapporto tra epidemia e democrazia meriti un ulteriore momento di approfondimento anche in vista delle scelte che a breve saremo chiamati a compiere”.

Che ha voluto premettere il Ministro? Misure necessarie ma poco democratiche? Vediamo un pó:

  • In base all’art. 6 del DPCM 11 giugno 2020, gli spostamenti da/per gli Stati membri dell’UE, gli Stati parte dell’accordo Schengen, Regno Unito, Andorra, Principato di Monaco, San Marino e Città del Vaticano non sono soggetti a limitazioni (con l’eccezione di Bulgaria e Romania). Sono quindi consentiti spostamenti verso questi Paesi anche per turismo.
  • Fino all’adozione dei prossimi DPCM, resta consentito l’ingresso nel territorio nazionale anche ai cittadini di Stati terzi residenti legalmente nei seguenti Stati e territori: Australia, Canada, Georgia, Giappone, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Repubblica di Corea,Thailandia, Tunisia, Uruguay. Tuttavia, a chi entri/rientri in Italia da questi Stati, si applica l’obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario.
  • Fino all’adozione dei prossimi DPCM, vige inoltre il divieto di ingresso e di transito in Italia alle persone che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o sono transitate nei seguenti Paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù, Repubblica Dominicana. A questi Paesi si aggiungono Kosovo, Montenegro e Serbia dal 16 luglio. Al fine di garantire un adeguato livello di protezione sanitaria, sono sospesi anche i voli diretti e indiretti da e per i Paesi sopra indicati.
  • Il divieto di ingresso sopra indicato non si applica ai cittadini di Paesi UE, inclusa l’Italia, Paesi Schengen, Regno Unito e Irlanda del Nord, Andorra, San Marino, Principato di Monaco, Città del Vaticano) e loro familiari conviventi che abbiano la residenza anagrafica in Italia da prima del 9 luglio per il primo gruppo di Paesi, da prima del 16 luglio per chi rientra da Kosovo, Montenegro e Serbia. A chi rientri in Italia dai 16 Paesi indicati, in quanto esente dal divieto di ingresso, si applica comunque la misura dell’isolamento fiduciario di 14 giorni all’arrivo.

Il Ministro della Salute ha inoltre disposto che, alle persone che intendono fare ingresso nel territorio nazionale e che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato in Bulgaria o in Romania, si applica l’obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario.

C'è qualcosa che non va,  o ci sbagliamo?

Questo divieto di ingresso e transito in Italia per chi proviene da Paesi a rischio é stato giustificato dal Ministro sul fatto che  “sono le nazioni che hanno un'alta percentuale di incidenza del virus in rapporto alla popolazione ed una resilienza molto bassa dei sistemi di prevenzione e controllo”.

Peró, notiamo stranamente che quando si tratta degli stranieri che giungono in Italia attraverso gli sbarchi di rifugiati, avviene una sui generis eccezione, e cosí dichiara SPERANZA: “Particolare attenzione è rivolta, in queste ore agli sbarchi sulle nostre coste con rigorosi controlli sanitari ed obbligo di quarantena per tutti coloro che arrivano. Nessuna sottovalutazione può essere ammessa.” 

Ma come? I Paesi Africani dai quali provengono queste persone sono modello di eccellenza nel sistema sanitario ?

Ma insomma, stiamo capendo male o questa normativa mette di ultimi nella coda per entrare in Italia agli Italiani residenti all´estero in quei Paesi “stigmatizati”?

Cioé, chiunque puó entrare in Italia, cittadini e stranieri anche per turismo. Male che vada alcuni di loro saranno sottoposti a quarantena. Ma i cittadini Italiani residenti nei Paesi vietati, sono esclusi senza eccezione o condizionale, incluso in coda dietro a stranieri irregolari provenienti da Paesi che non contano con nessun sistema sanitario.

La sensazione non ammette dubbi: contro gli Italiani residenti a Panama e in altri Paesi segnalati dal Decreto, si sta commettendo una violazione flagrante dei diritti costituzionali.

Per favore chiarite i nostri dubbi.

Se l´impedimento e la trasgressione della norma prevista nell'articolo 16 della Costituzione della Repubblica Italiana, é basato su motivi sanitari, ci potrebbe qualche funzionario o Autoritá Consolare o del Governo Italiano, gentilmente rispondere alle seguenti domande?

1.-Anzitutto, una persona che é stata meno di 14 giorni in uno di questi Paesi vetati, diciamo 12 giorni; in base a che principio scientifico si puó stabilire che ha avuto meno rischio di contagiarsi di COVID-19 rispetto di un altra persona che ci é stata ad esempio 15 giorni?

2.- Dal punto di vista sanitario, che differenza c'è fra un Italiano che si trova a Panama con residenza stabilita in questo Paese, con un suo connazionale che si trova a Panama peró con residenza iscritta in Italia? Il virus contagia di piú al primo e meno all´altro?

Qui é doveroso ricordare ció che stabilisce la nostra Costituzione, cioé, il non fare distinzione fra un cittadino e l´altro:

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

3.- Come ci si spiega dal punto di vista sanitario che uno straniero che sbarca in Italia puó entrare al Paese sottoponendosi alla quarantena e ció non sia concesso ad un Italiano residente all´estero?

Vi ricordate cosa é stato commentato in precedenza sul diritto concesso dell'art. 16 della Costituzione? Con questo Decreto si tutela clamorosamente il diritto a favore degli stranieri e non per gli Italiani residenti all´estero.

E inoltre, se anche fosse che il motivo che spinge ai due esseri umani fosse il medesimo, come dice l´On. SCALFAROTTO, cioè “rientrare in Italia perché la sanità da noi è migliore che nei Paesi di residenza”; allora, perché é concesso ad uno straniero e non ad un Italiano?

4. Se nelle possibilitá della tutela sanitaria esiste la procedura di quarantena ed inoltre esiste la prova del tampone per il COVID-19 per determinare il rischio del contagio; perché abrogare un sacro diritto costituzionale di rientro nella propria Patria invece di implementare queste due semplici misure di controllo ?

Per il bene di tutti e per il bene del Paese preghiamo alle Autoritá del Governo e del Servizio Estero, di non lasciare un intera comunitá con il dubbio. Se questa fosse ignorata  non ci resterebbe che pensare che i motivi della proibizione sono POLITICI e non sanitari, ed allora il decreto sarebbe totalmente violatorio della Costituzione e con la sua applicazione si starebbe commettendo un grave delitto in pregiudizio di migliaia di Italiani.

Se non é conforme rinunci pure alla cittadinanza.

Nel frattempo la Signora Lissemar Bello, si é rivolta alle Autoritá Consolari Italiane a Panama. Ha dimostrato sufficientemente il suo stato di necessitá e soprattutto della sua Bimba, di recarsi in Italia. Ha fatto presente che le sue intenzioni di cambiare residenza sono sorte prima della crisi COVID19. Ha indicato che é rimasta senza lavoro in questo Paese dato il suo programma di trasloco. Ha implorato la tutela della salute della sua Bimba e nonostante tutto ció la sua grave situazione non ha riscontrato soluzione.

In una comunicazione indirizzata all'On. ELISABETTA BELLONI, Segretaria Generale del Ministero degli Affari Esteri, gli esprime con disperazione:

“Veramente abbiamo necessità di rientrare  in Italia. La bambina ora si trova con le terapie sospese e questo sta provocando una seria acutizzazione dei disturbi  giacché siamo chiuse da più di 6 mesi a casa senza l'opportunità di accedere alle terapie”.

Ormai stufa di essere ignorata da argomenti burocratici ha esercitato il suo diritto di reclamo e protesta e in risposta ci ha dichiarato aver ricevuto l'offesa, cioé, gli é stato detto che se non era d´accordo con le misure politiche del Governo Italiano, visto che aveva due cittadinanze, poteva anche rinunciare a quella italiana.

I diritti degli Italiani non si calpestano.

E no Signor Ministro e no Signor Console, dovete sapere che la Signora Lissemar e tanti altri Italiani all´estero, abbiamo diritti che non possono essere calpestati: quello della cittadinanza italiana che ci spetta anche se ci é consentito averne un altra, perché cosí lo prevede la nostra Legge; quello ad esigere dai Funzionari Pubblici, siano questi Ministri, Consoli o altri, la adeguata risposta, educata e a tenore di legge, alle nostre richieste; e soprattutto, il diritto a rientrare, rimanere e circolare nella nostra Patria, senza dover essere sottoposti a limitazioni di natura politica.

Attendiamo ora la vostra gentile risposta, perché per legge ci spetta.