Se lo chiede la politica - dopo il referendum che ha tagliato 6 parlamentari eletti fuori dai confini nazionali - e se lo chiede la rappresentanza, che tutti i giorni sul territorio ascolta le istanze degli emigrati. Una domanda che si pone anche il Consiglio generale degli italiani all’estero, riunito nella sua prima plenaria online con un unico argomento all’ordine del giorno: le politiche dell’Italia per gli italiani all’estero nella fase precedente, attuale e post pandemia.
Politiche che il CGIE reputa marginali lamentando “la scarsa attenzione” rivolta agli italiani all’estero. “Chiediamo di prestare attenzione e valorizzare con atti concreti il ruolo delle comunità italiane all’estero. In questi mesi non è stato così: è stato presentato il patto per l’export e il rilancio del mondo della scuola e del turismo e gli italiani all’estero non sono stati coinvolti”, ha detto Michele Schiavone, segretario generale del Cgie. Schiavone si rivolge al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (che per legge è anche il presidente del Cgie) e denuncia uno scarso coinvolgimento delle comunità nel mondo: “Gli italiani all’estero sono stati dimenticati – sottolinea Schiavone – ed è stata alimentata una narrazione tendente all’esclusione. Nella resilienza del Paese, gli italiani all’estero è un ‘soggetto’ sconosciuto, considerato al margine delle politiche nazionali. Ci chiediamo quale sarà il futuro delle nostre comunità”. Di Maio risponde ringraziando delle “sollecitazioni” e auspicando che “queste criticità possano essere l’occasione per rafforzare il lavoro che portiamo avanti insieme”. Lavoro che nei prossimi mesi si concentrerà soprattutto sulla riforma della legge elettorale: un’occasione per ripensare anche il voto estero e renderlo una volta per tutte trasparente e sicuro.

“Si apre una stagione di riforme delle procedure elettorali, sia in Italia che all’estero, a cui il Cgie saprà contribuire – ha ribadito il capo della diplomazia italiana - È giunto il momento di attuare la riforma del voto all’estero: sono sicuro che fornirete il vostro contributo”. Una riforma di cui si parla da tempo e che è sul tavolo del Cgie almeno dal 2017, quando dalla plenaria uscirono due proposte consegnate poi all’esecutivo. Schiavone ricorda che già tra i punti programmatici del primo governo Conte c’era l’impegno nel riformare il voto all’estero e che “per quest’anno sono state allocate risorse per sperimentare il voto elettronico. È necessario avviare questo percorso e coinvolgere il Cgie nella futura legge elettorale”. Con l’ultima legge di bilancio, infatti, è stato stanziato 1 milione di euro per la sperimentazione del voto elettronico, che dovrebbe essere testato per il rinnovo dei Comites, in calendario il prossimo anno, e per il quale “l’impegno del ministero degli Esteri è di promuovere un’ampia partecipazione”, afferma Di Maio. Gli fa eco il sottosegretario agli Esteri, Ricardo Merlo: “Sarà importante inserire nella legge di stabilità i fondi necessari per le elezioni dei Comites. È fondamentale farle l’anno prossimo: lavoreremo con tutti i parlamentari eletti all’estero per avere i fondi”. Il lavoro in sinergia è la carta vincente per raggiungere gli obiettivi, è il messaggio che filtra dagli interventi dei consiglieri e dei parlamentari collegati: tutti convinti dell’importanza degli italiani nel mondo per il Sistema Paese. “Gli organi della rappresentanza rivestono un ruolo di catalizzatore, sono delle antenne sul territorio”, chiosa Di Maio ringraziando i consiglieri per il loro “impegno importante: un ruolo che sarà centrale anche nella fase di ripresa per rafforzare i legami con gli italiani all’estero”.