Nel 2010 Nicolás Maduro, allora ministro degli Esteri del governo Chavez, avrebbe autorizzato l’invio di una valigetta contenente 3,5 milioni di euro al Consolato venezuelano di Milano per finanziare in nero il Movimento 5 Stelle, nato pochi mesi prima.

A sganciare la bomba questa mattina è stato il quotidiano spagnolo d’ispirazione conservatrice Abc, che pubblica dei documenti, classificati come segreti, della direzione generale dell'intelligence militare del Venezuela. Nette le prese di posizione, da uno schieramento all’altro, da un continente all’altro: in patria, il capo politico del Movimento Vito Crimi parla senza mezzi termini di “ridicola fake news” e Davide Casaleggio, figlio del cofondatore di M5S Gianroberto, chiamato in causa dall’articolo, tuona “non permetterò che si infanghi il nome di mio padre”; d’altra parte da Lega a Forza Italia, passando per Giorgia Meloni che grida allo “scandalo a 5 Stelle” e anche dagli alleati Pd, tutte le altre forze politiche chiedono chiarezza immediata a M5S, che in Europa rimane uno dei pochissimi partiti a non aver preso una posizione chiara sul regime di Maduro (l’Italia è infatti, come ricorda lo stesso Abc, l’unico paese con Cipro e Slovacchia a non aver riconosciuto ufficialmente Juan Guaidò come legittimo presidente ad interim del Venezuela.

Secondo la ricostruzione di Abc, il console della legazione diplomatica venezuelana a Milano, Giancarlo Di Martino, avrebbe agito da intermediario affinché il destinatario finale, il cofondatore di M5S Gianroberto Casaleggio, ricevesse il denaro in contanti. Il documento indica Casaleggio come "promotore di un movimento rivoluzionario e anticapitalista di sinistra nella Repubblica italiana". I 3,5 milioni di euro sarebbero stati inviati, secondo i documenti cui ha avuto accesso Abc, "in modo sicuro e segretamente attraverso la borsa diplomatica", come si evincerebbe letteralmente dal dossier dell'intelligence militare diretta al tempo da Hugo Carvajal, oggi cadut in disgraziad estradato negli Stati Uniti. La somma per finanziare M5S proverrebbe dai fondi riservati gestiti dall'allora Ministro degli Interni e oggi vicepresidente dell'Economia, Tareck el Aissami, considerato una delle persone nella cerchia di fiducia di Maduro.

Con una prospettiva diversa, ma un peso comunque rilevante, la notizia fa scalpore anche in Venezuela. Mariela Magallanes, deputata italo-venezuelana di opposizione, spiega a 9Colonne che al di là della vicenda italiana, sul quale bisognerà prima far chiarezza, “quello che è vero certamente è che i soldi del Venezuela sono serviti spesso anche per finanziare movimenti politici all’estero, sia nella regione che in altri continenti, per creare un progetto politico e per destabilizzare le democrazie occidentali”. E se nel documento pubblicato da Abc il Movimento 5 Stelle viene definito “di sinistra e rivoluzionario”, e per questo considerato affine all’ideologia chavista, “non è una questione basata sull’ideologia, ma di destabilizzazione. La notizia – prosegue - non ci appare come una sorpresa, è un modus operandi: oggi il paese è in queste condizioni anche per via di queste cose. Del resto i personaggi nominati. sono molto conosciuti dalle nostre parti per questo tipo di lavori e vengono premiati da Maduro con qualche sede consolare per poter beneficiare dell’immunità diplomatica”. Ma è proprio il console Giancarlo Di Martino, sempre a 9Colonne, a smentire i fatti anche da parte venezuelana e ad attaccare “l’opposizione fascista di stanza a Madrid”. La verità, dice, “è che al Venezuela non si perdona alcun successo, come quello dei medici che sono venuti a dare una grande mano nel nord dell’Italia per l’emergenza Covid. Come sei poi fosse facile mandare soldi in questa maniera, prendere un aereo e andare a Malpensa con una valigetta: bisogna essere dei pazzi, significherebbe burlarsi delle autorità e dell’intelligenza della Digos italiana”. Il chavismo, sottolinea Di Martino, “conosce il proprio cammino e lotta per l’autodeterminazione dei popoli” mentre “le opposizioni radicali-fasciste che hanno il loro epicentro nel centro della Spagna e a Madrid invece non hanno un leader e non hanno un progetto, a loro interessa solo il denaro. Vivono della diffamazione e non perdonano la vittoria del presidente della pace e dell’amore, Maduro”. Quelle italiane però hanno già reclamato la presenza in Parlamento di Luigi Di Maio, ministro degli Esteri ed ex capo politico di M5S, per fare chiarezza sulla vicenda in modo ufficiale.