Entriamo nella sala principale del ristorante e notiamo subito un insolita desolazione. Desertico, tavoli e sedie accantonate. Il degrado di un'attività, che purtroppo é chiusa dal 25 marzo 2020, sta cominciando a farsi notare.

Sono ormai quasi cinque mesi che non entra un cliente e non si sá quando succederá di nuovo. "Non avrei mai immaginato una situazione del genere", ci dice il proprietario con aria sconfitta, e aggiunge: "Tanti anni in questo settore, tanto impegno e denaro investito per vedere ora come tutto svanisce".

L'imposizione della quarantena a Panama, a seguito del COVID-19, ha messo in ginocchio le attività commerciali, ma il quadro è ancora più desolante per ristoranti, alberghi e attività turistiche. Questi sono incluse nel remoto BLOCCO 4 del processo di riapertura decretato dal Governo Nazionale.

Un "infinita" ripresa.

Il 13 maggio 2020, quando l'Esecutivo Nazionale ha annunciato l'inizio della ripresa a Panama, con l'apertura del BLOCCO 1, molti imprenditori del settore si sentirono sollevati. C'erano precedenti in paesi come Spagna e Italia, due dei più colpiti dalla pandemia, che suggerivano che ogni due o tre settimane si sarebbero compiuti progressi, passo dopo passo, verso la ripresa economica.

Tuttavia, qualcosa non è chiaro. I blocchi successivi non avevano una data di apertura stimata. Gli imprenditori hanno fiutato allora l'incertezza. Così la ripresa economica ha intrapreso un percorso senza tappe definite, un sorta di "secondo come avanziamo, vedremo", una faticosa maratona senza obiettivi in vista, letale per le tasche dei commercianti.

Molti di loro, soprattutto i più nuovi e meno radicati, sono stati tagliati fuori immediatamente. Ora, dopo venti lunghe settimane, anche i piú antichi ed affermati, stanno gettando la spugna. Assistiamo con tristezza alla svendita di attrezzature e beni mobili di molti stabilimenti commerciali in chiusura definitiva. Preoccupanti sono gli annunci che vediamo di molti negozi che non riapriranno. Possiamo prevedere un alto tasso di disoccupazione in questo settore. "Ho dovuto sospendere tutti i miei dipendenti, non posso pagarli e mi fa male vederli affrontare necessitá senza poter fare nulla per loro" , continua a raccontare il nostro intervistato con tristezza.

Un settore sensibile alla comunità italo panamense.

Nella nostra comunità italiana a Panama, ci sono molti imprenditori in questo settore. Alcuni di loro, riferendoci ai ristoranti, sono stati in grado di sopravvivere con il servizio da asporto. Se non altro, hanno lavorato per amore all’arte poiché hanno comunque accusato grandi perdite. Altri, data la struttura e la tipologia delle loro attività, non sono nemmeno riusciti a tirarne fuori un profitto.

A Boca Chica, Bocas del Toro, Colon e Farallón, i nostri concittadini ci raccontano di una sfortunata realtà di stabilimenti con camere vuote e strutture balneari deserte, con accumulo di debiti. 

L’ S.O.S. dei proprietari di queste attivitá, ci giungono sia dalla capitale così come da molte località nel resto del Paese. C’è anche una situazione di crisi fra un gran numero di imprenditori della nostra comunità impegnati nella distribuzione alimentare. La vivono per riflesso a causa della chiusura dei potenziali clienti, come ristoranti, bar e locali. "Le mie macchine da caffè sono inoperanti in molti locali chiusi e il prodotto non si vende", ci ha detto giorni fa, molto deluso, un commerciante del settore con tanti anni di attività nella distribuzione del caffè a Panama.

Ma qual è la situazione di questi commercianti? Quali sono i rischi e i costi che mettono le loro attività sull’orlo del baratro?

Il tallone d'Achille dei commercianti.

I canoni di affitto. Coloro che non possiedono le proprietà in cui operano, cioè, la maggior parte, devono affrontare l'accumulo dei canoni mensili.

È vero che il decreto esecutivo 145 del 1° maggio 2020 ha autorizzato la sospensione del pagamento dei canoni di affitto, ha escluso la penalitá di mora ed ha vietato i processi di sfratto. Tuttavia, queste "considerazioni" cesseranno nell’applicazione due mesi dopo che decada lo stato di emergenza.

La disposizione non è assolutamente categorica o chiara, quindi, si dice che il proprietario dovrá essere disponibile verso l’inquilino per concordare il meccanismo attraverso il quale saranno addebitati i canoni di affitto non pagati, in modo dilazionato, concedendo, idealmente, fino a due anni di tempo per adempiere il pagamento. Ciò significa che dovranno negoziare e che in ogni caso, i canoni, dovranno  comunque essere pagati per intero, anche se non si è svolta un'attività economica.

Inoltre, abbiamo i servizi pubblici e le accise dei negozi. Questi costi probabilmente, data l'inattività, saranno diminuiti, tuttavia ci sono redditi fissi di luce, gas, acqua, telefono, cellulari e internet.

Per tale fine, l'Esecutivo ha approvato il disegno di legge 295, che adotta misure sociali speciali per la sospensione temporanea dell'obbligo dei pagamenti dei servizi pubblici. Peró si intende, come una una sospensione temporanea. Voglio dire, il debito persiste, si accumula e dovrà essere pagato. A rate, senza interessi, ma pagato, senza aver avuto nessun reddito commerciale.

Gli si devono aggiungere gli obblighi finanziari. Sono un'altra spada di Damocle che pesa sui commercianti. La maggior parte di loro si è impegnata di fronte a istituzioni bancarie per stimolare, rinnovare ed espandere le proprie attivitá commerciali. Oltre ad avere obblighi normali, derivati da crediti, come persone naturali.

A questo proposito, la moratoria è stata istituita inizialmente fino al 31 luglio 2020. Tuttavia, l'ovvia situazione ha costretto al Presidente Laurentino Cortizo, ad annunciare un'estensione della moratoria sui prestiti bancari fino al 31 dicembre 2020.

L'accordo con le banche prevede per: mutui, prestiti personali, alle piccole e medie imprese, per il settore agricolo e commerciale, per automobili e carte di credito.

Deve essere bene inteso che si tratta, come afferma la propria legislazione, di una "moratoria". Vale a dire, una prolungamento in cui tali obblighi finanziari devono essere pagati. Non c'è un condono, né di capitale né d'interessi, solo una proroga del termine. Questi obblighi devono comunque essere estinti nonostante non si sia svolta l’attività commerciale.

Proteggiamo la Banca che ci aiuterà.

Molto è stato discusso su questo aspetto degli obblighi finanziari, ma il Governo non ha voluto forzare la mano con le banche,  il Presidente lo ha dichiarato, all'epoca, sull'importanza di mantenere in piedi il settore bancario: "Questo è fondamentale per la fase della nuova normalità, perché dal settore bancario arriverà il finanziamento per sollevare l'economia", ha detto.

Il segretario generale della Soprintendenza Bancaria, Gustavo Villa, ha affermato: "Dobbiamo cercare di introdurre misure che preservano la stabilità e non introdurre misure che pensiamo che facciamo bene e invece creano uno squilibrio nel sistema finanziario".

Ha spiegato che il settore bancario è un business che lavora con un'equazione bilaterale. Da un lato, tutti i clienti che utilizzano il settore bancario per prendere in prestito e investire nell'economia e, dall'altro, vi è il risparmio dei depositanti del sistema, che sono i fondi utilizzati dal settore bancario. "Se diciamo ad alcune persone di non ripagare il loro prestito, dobbiamo dire all'altro lato dell'equazione che non possiamo pagargli  gli interessi ed è lì che inizia lo squilibrio." 

Egli ha insistito sul fatto che l'edilizia, le micro e medie imprese, il turismo, l'agricoltura e il settore zootecnico e il commercio come ristoranti e centri commerciali, saranno finanziati attraverso il settore bancario. "Abbiamo bisogno di loro per creare posti di lavoro dopo questo virus della morte", ha detto Cortizo.

Pertanto, i commercianti, anche in questo caso, dovranno sedersi con la banca per far presente la loro situazione particolare e concordare il modo migliore per estinguere i loro obblighi in modo da non cadere in default o inadempienza che potrebbe influenzare la loro immagine di credito (APC). 

Il processo di riapertura deve continuare. 

Il settore industriale e commerciale di Panama ha espresso al Governo l'urgenza di continuare la graduale riapertura delle attività, poiché il sacrificio sta diventando insostenibile.

La ripresa non può essere rinviata, ad oggi è già tardi. Il numero dei disoccupati è in aumento e il Governo non avrà più la capacità di soddisfare le loro esigenze. I commercianti non hanno più le risorse per sostenere una chiusura così lunga. 

Le federazioni hanno consegnato al Governo, i protocolli fitosanitari e di protezione necessari per continuare la riapertura ed eliminare il blocco imposto. Tuttavia, nel esecutivo mancano decisioni, coordinamento e pianificazione. Sembra non avere piena fiducia nella gilda di imprenditori che sostengono la posizione che dobbiamo imparare a convivere con il virus, come hanno fatto tutti gli altri paesi del mondo.

La grande preoccupazione che attende risposta. 

Se sono riusciti a riprendere le loro attività economiche, in tempi più brevi, paesi come la Spagna e l'Italia, che hanno avuto decine di migliaia di morti, com'è possibile che Panama non sia ancora stata in grado di farlo ed è pronta a battere il record di nazione con la più lunga quarantena? Questa è la domanda che sempre più persone si porgono a Panama ogni giorno.

Dovremo affrontare scenari più complessi. 

È chiaro che il settore commerciale, ma soprattutto i ristoranti, gli alberghi e le attività turistiche, relegati al BLOCCO 4, con una data di apertura incerta, sono invitati a compiere uno sforzo titanico di sopravvivenza. Dovremo vedere se avranno successo e se saranno in grado di continuare il loro cammino di progresso e di creazione di posti di lavoro efficaci, come aspira il Governo. 

Inoltre, un'attenta valutazione, accurata e senza indugio, dovrà essere eseguita per ció che riguarda le misure di contingenza economica, benefici e moratoria, attuate dall' Esecutivo Nazionale, per sapere se sono sufficientemente efficaci da contenere la crisi del settore e se queste società saranno realmente in grado di sostenere il costo cumulativo della vasta quarantena. 

Un altro aspetto importante da considerare sarà che, data l'inevitabile crisi economica causata dall'emergenza sanitaria, si prevede una conseguente perdita di potere d'acquisto e una nuova gerarchia della spesa familiare.

Quindi, il mercato dei consumatori, sarà più o meno generoso con questi commercianti? Che, tra l'altro, non soddisfano i bisogni di base e che sono anche "debilitati" da questo lungo periodo di sopravvivenza. 

L'Esecutivo deve prepararsi a scenari più complessi. È essenziale bilanciare l'equazione Salute contro Economía. La strategia di rilancio economico deve essere pianificata passo dopo passo, ma senza indugio. 

Questo Governo ha una grande responsabilità nei confronti del Paese e sarà, molto probabilmente, difficile onorarla a meno che non garantisca l'effettiva protezione e stabilità dell'apparato produttivo privato in tutti i suoi settori.