La seconda giornata di consultazioni a Montecitorio consegna al presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi tre sì pieni e convinti (Pd, Forza Italia e Iv), un sì condizionato (Leu) e un unico no alla fiducia, quello di Fratelli d’Italia, che però non ha sciolto la riserva sul fatto che questo rifiuto si traduca in un’astensione o in un voto contrario. Domani nella Sala della Lupa passeranno le delegazioni della Lega e di M5S (con la presenza del padre nobile del Movimento, Beppe Grillo), che chiuderanno questo primo giro di consultazioni: due passaggi decisivi per valutare le chance del nuovo esecutivo ma anche il perimetro e la natura della sua maggioranza. “L’alleanza Pd-5 Stelle-Leu deve avere una base forte che non può essere dispersa, ma è evidente che ci sono dei confini che rendono incompatibili la presenza di forze come la Lega, sovraniste e di destra, con la nostra”: questa in sintesi la condizione principale posta da Leu, tramite la capogruppo al Senato Loredana De Petris.

IV. Addirittura a prescindere, invece, il sostegno di Italia Viva al nuovo premier incaricato: “Aver individuato in Mario Draghi l’interlocutore per formare il governo ha portato immediatamente una ventata di credibilità e fiducia nel Paese, Mario Draghi presidente del Consiglio è una polizza assicurativa per i nostri figli e per i nostri nipoti” spiega il leader di Iv Matteo Renzi, che annuncia: “Italia Viva accoglie l’appello del presidente della Repubblica e annuncia da subito che sosterrà il governo indipendentemente dal nome dei ministri, da quanti ministri tecnici e politici ci siano, abbiamo detto al presidente del Consiglio che siamo al suo fianco, siamo a disposizione e auspichiamo che tutte le forze politiche esprimano questo stesso atteggiamento di sostegno”.

PD. Sì convinto a Draghi anche dal Pd, con il segretario Nicola Zingaretti che afferma: “Abbiamo espresso al presidente incaricato Mario Draghi la piena disponibilità a concorrere al successo del suo tentativo per la formazione di un governo del Paese in grado di rispondere alla fase di drammatica incertezza che sta investendo l’Italia a causa di una crisi improvvisa e ingiustificata. Nell’ambito della nostra fiducia che confermiamo abbiamo anche espresso le nostre preoccupazioni e in parte le nostre proposte”.  “Attendiamo una prima sintesi di questo lavoro, per valutare con spirito costruttivo, insieme i passi successivi e vivere in Parlamento la fiducia che gli abbiamo accordato” spiega il segretario dem. Il Pd lavora alla “tutela della credibilità, della compattezza e della stabilità del progetto del governo Draghi” fanno sapere fonti del partito dopo le consultazioni.  

FI. Della delegazione di Forza Italia, invece, per motivi di salute, non fa parte Silvio Berlusconi, che però telefona in mattinata a Draghi: “Abbiamo confermato al presidente incaricato il pieno appoggio già anticipato nel corso di un lungo colloquio telefonico dal presidente Berlusconi stamattina” afferma il vicepresidente azzurro Antonio Tajani, che però ribadisce che “tutto ciò non implica la nascita di una nuova maggioranza politica ma un governo dei migliori al servizio dell’Italia e degli italiani”.  “L’alto profilo del presidente Draghi, che fu proprio il governo  Berlusconi a volere sia alla guida di Bankitalia e poi della Banca centrale europea è garanzia non solo della credibilità del nuovo esecutivo in Europa e nel mondo ma anche della serietà di un progetto attorno al quale il Paese si possa riunire” sottolinea inoltre il numero due azzurro.

FDI. “Io a differenza di altri non ho molte certezze, Mario Draghi l’ho conosciuto in questo istante” afferma invece la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, subito dopo il colloquio con l’ex governatore della Bce.  “E’ stato un confronto franco, cordiale, spero costruttivo: abbiamo ribadito al presidente incaricato che Fratelli d’Italia in ogni caso non voterà la fiducia al suo governo per una ragione di metodo e di merito che non dipendono entrambe dalla sua autorevolezza e che non hanno nulla a che fare con un eventuale pregiudizio nei suoi confronti” spiega Meloni ribadendo la necessità delle urne e la sfiducia sul fatto che questo Parlamento possa produrre un esecutivo stabile. La leader di Fdi assicura comunque che “per dare una mano non abbiamo bisogno di ministri e sottosegretari, se arriveranno provvedimenti che consideriamo utili per far ripartire l’Italia noi sosterremo quei provvedimenti”. Meloni, inoltre, aggiunge: “Abbiamo detto che non votiamo la fiducia, dopodiché se il nostro sarà un voto contro o un voto di astensione dipende da quello che vedremo, perché io non so niente: non so il programma, non so la squadra, non so se è un governo tecnico o politico, non so quanto dura”. Una giornata, quella di oggi, che sanziona quindi la diversità di posizioni tra Fi e Fdi, mentre il leader della Lega Matteo Salvini apre alla possibilità di un governo di tutti e alla partecipazione dei ministri del Carroccio. Unità del centrodestra a dura prova, quindi? Meloni liquida così la questione: “Il centrodestra si è diviso varie volte ma alla fine si è sempre ricostruito, per noi la coalizione è un valore e prima o poi bisognerà votare e non mi sento di giudicare le scelte che stanno facendo altri”. 

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