Collocato tra le province più colpite dal Coronavirus, lo scalo orobico è stato coinvolto coadiuvando i trasporti in biocontenimento per il trasferimento di pazienti dal nord al sud della Penisola e verso alcuni ospedali in Germania


La Lombardia continua ad essere la regione più colpita dalla terribile pandemia con un totale di quasi novantamila casi di cui, purtroppo, sedicimila deceduti.



Durante il terribile calvario, l’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio, situato a 50 km dal centro di Milano, è stato destinatario del

lock down

nazionale e si è visto parte integrante della macchina sanitaria nazionale, coadiuvando il trasferimento di numerosi pazienti affetti da Covid-19.



In situazione ordinaria, l’aeroporto bergamasco, anche noto con il nome commerciale del famoso pittore “

Il Caravaggio

”, è regolarmente da anni il terzo aeroporto italiano per numero di passeggeri.



Lo scalo è principalmente utilizzato da compagnie aeree

low cost

per le quali risulta essere il primo in Italia per numero di passeggeri. Non solo, secondo la società di ricerca specializzata britannica Skytrax, rientra tra i 10 migliori aeroporti low-cost del mondo.



Il Corriere di Panama ha avuto l’onore ed il privilegio di intervistare Emilio Bellingardi, 61 anni, milanese, da 42 anni nel mondo degli aeroporti e da 14 anni in  Sacbo Spa, società di gestione dello scalo bergamasco  attualmente nel ruolo di Direttore Generale.










Emilio, cerchiamo per un momento di dimenticarci della terribile pandemia per ritornarvi alla fine di questa intervista. Con te alla guida, lo scalo di Bergamo è cresciuto rapidamente, questo è indubbio e credo tutti te lo riconoscano. Facciamo però un po’ di storia dello scalo bergamasco per far capire un po’ cos’era la 10/28 (orientamento magnetico della pista) ed in cosa si è trasformato.



L'aeroporto nasce esattamente all’inizio degli anni 30 del secolo scorso, per scopi militari, e in seguito, con la costituzione della SACBO SpA il 16 luglio 1970, avvia la sua trasformazione. Il 21 marzo 1972, infatti, partì da Orio il primo volo civile diretto all'Aeroporto di Roma-Ciampino, operato dalla compagnia aerea Itavia e inaugurato da varie autorità politiche.



Dapprima l’aeroporto è destinato a collegare Bergamo con la capitale e con pochi voli charter verso l’Inghilterra e per località di culto. Nel 1980, però, il grande Ilario Testa, manager di esperienza internazionale (aveva avviato la propria carriera proprio in Latino America, in Argentina), intravide grandi opportunità nelle compagnie cosiddette Low Cost, ed è proprio in quel momento che arriva Ryanair e matura il vero momento di svolta dell’aeroporto. Attualmente siamo il terzo aeroporto d’Italia, collegando praticamente tutta l’Italia meridionale al settentrione e la Lombardia al resto dell’Europa, Russia compresa.








Bergamo è a 50 km da Milano, posizione strategica per Ryanair, quanto ha inciso la compagnia irlandese sulla crescita dello scalo?



Decisamente tanto, il matrimonio con Ryanair è nato non solo dalla necessità della compagnia irlandese di avere uno scalo alle porte di Milano, ma anche una forte comunanza di vedute e strategie.



Non dimentichiamoci però, e vorrei dirlo sin da subito, di WizzAir che collega con Est Europa con 18 destinazioni.



Innegabile che il più forte impulso per Bergamo sia arrivato dalla Ryanai,r per la quale rappresentiamo il terzo aeroporto in Europa dopo Londra Stansted e Dublino. Con questo si comprende l’importanza strategica che lo scalo italiano ha per la compagnia irlandese verso il sud Europa. Non dimentichiamoci altresì che alla fine del 2016, il CEO, Michael O’Leary ha inaugurato il primo hangar della Ryanair in Italia, arrivando ad averne tre, per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Inoltre, si è aggiunto il polo tecnologico di eccellenza all’aeroporto di Orio al Serio: un investimento da 32,5 milioni di euro che ha portato a 80 nuovi posti di lavoro nel settore hi-tech per ingegneri, meccanici e staff di supporto.



In questo momento, a causa della pandemia, la compagnia irlandese ha 30 aerei parcheggiati a Bergamo, avendone comunque ben 19 in night stop in situazione ordinaria.









Parlando di profitti, quanto è lo split attuale dei ricavi del traffico passeggeri con quello delle merci?



L’Aeroporto è sullo stile della Ryanair, offriamo servizi di qualità ma low cost proprio per permettere il funzionamento del sistema economico di queste compagnie. Anche il cargo rappresenta certamente numeri importanti, sia DHL che UPS hanno investito tanto su Bergamo e permesso la crescita dello scalo. Non dimentichiamoci però anche i cosiddetti ricavi non aviation, quindi parcheggi, negozi, aree di sosta temporanea, ristorante e bar. Questo ha permesso di sostenere anche modelli come quelli di Ryanair che addirittura cercano incentivi per portare nuove rotte e vogliono ridurre al minimo i costi “aeroportuali” a carico dei passeggeri.



Con questo modello, anche a fronte di importanti investimenti infrastrutturali, abbiamo sempre chiuso i bilanci in positivo.



Emilio, è doveroso purtroppo parlare della tematica di grande attualità, il Covid19. Quando avete chiuso le operazioni di volo del traffico passeggeri e come avete reagito all’emergenza?



Le operazioni di volo sono state chiuse direttamente dal Governo con il lockdown nazionale. Certo, nessuno poteva inventarsi scelte operative essendo una tematica assolutamente nuova. Molto hanno inciso le scelte degli operatori che hanno chiuso dapprima alcune rotte, per poi, come detto, arrivare al decreto di marzo con il quale il Governo ha preso la decisione di chiudere completamente il traffico aereo.



L’Aeroporto di Bergamo ha ricevuto voli speciali, di Stato e umanitari, e voli sanitari, operati principalmente dall’Aeronautica Militare Italiana, che hanno permesso il corretto funzionamento della macchina sanitaria, favorendo lo spostamento di pazienti affetti da Covid-19 dall’aerea lombarda fortemente colpita verso gli aeroporti di Napoli, Bari e Palermo, e con l’aviazione militare tedesca verso la Germania.



Il covid19 ha preso il mondo di sorpresa, per primi noi in Italia, ma certamente non siamo nuovi a procedure di contenimento delle malattie infettive. Basti ricordare che abbiamo vissuto momenti difficili con altre malattie come la Sars, Ebola, Febbre Suina.



Indubbio è che questa sia stata una pandemia travolgente, più grande delle altre.



Come si prepara l’aeroporto di Bergamo alla riapertura post-covid?



Ci sono due aspetti, quello legato alle compagnie aeree e quello interno/nazionale, ovverosia le decisioni che prenderà il Governo. Siamo in attesa di vedere le norme che saranno emanate da EASA, però posso anticipare che un principio sta già emergendo: il distanziamento sociale, o per meglio dire fisico, è sostituibile dall’utilizzo delle mascherine.



Abbiamo già testato qualche giorno fa, in occasione di un volo Wizz Air per Sofia con un protocollo messo in piedi dall’ENAC, alcune procedure già not,e tra cui misurazione della temperatura prima di accedere in aeroporto, distanziamento all’ingresso, alle code di imbarco. Stiamo utilizzando la control room per gestire le congestioni attraverso un sistema di allarmi che permetto agli operatori a terra di prendere immediatamente decisioni allorquando si stiano agglomerando persone in tutte le aree dello scalo.



Abbiamo fatto un test con un volo per comprendere l’efficacia delle misure e soprattutto misurarne le tempistiche.



Siamo certi che gradualmente rientreremo alla normalità.



Danni economici (stimati) causati dal Coronavirus?



Non abbiamo ancora misurato l’entità dell’impatto economico, siamo in un momento stazionario, viviamo in una bolla. Se da un lato, purtroppo, guardo con difficoltà il futuro dell’Italia, dall’altro mi rincuora che abbiamo sempre dimostrato una grande capacità di reazione. Lo dobbiamo a noi, lo dobbiamo ai nostri genitori, ai nostri nonni che dopo due Guerre mondali si sono rialzati e hanno fatto grande l’Italia.



Sono proprio i nostri genitori che hanno pagato il costo dell’arrivo di questa pandemia. E’stata ingiustamente spazzata via una generazione che ha ricostruito l’Italia. Non se lo meritavano, in un Paese fortemente cattolico, non abbiamo avuto la possibilità di dar loro l’ultimo saluto, una benedizione, l’estrema unzione. Sono spariti tanti nonni, è un vuoto incolmabile – lo sai! – nella società italiana. Per noi i nonni rappresentano tutto, l’essenza, le tradizioni, la pacatezza, l’equilibrio, la saggezza. Ho personalmente il timore che questo vuoto possa determinare conseguenze gravissime perché ci mancheranno delle figure importanti.



L’Italia è un grande Paese, se siamo fieri, e soprattutto siamo impressionati dalla rete di volontariato che abbiamo ulteriormente costruito e rafforzato in questo tempo di pandemia.



Dobbiamo lottare e fare squadra, lo dobbiamo per i giovani che sono il nostro futuro, e lo dobbiamo – lo dico, nuovamente, con il cuore in mano – ai nostri genitori/nonni.



 

Emilio, la tua opinione su Panama?



Non ci sono mai stato ma sono molto incuriosito. E’ un territorio di mezzo, ha una posizione geografica strategica, da questo punto di vista assomiglia molto all’Italia ma dall’altra parte del mondo. L’opera del Canale, e quello che questa lingua d’acqua rappresenta, è incredibile. Ho sempre sentito parlare bene dei panamensi, come persone ospitali e aperte alle diverse culture. Poi certo, di Panama si parla nel mondo come paradiso fiscale e per le questioni dei Panama Papers. Ritengo che il Paese abbia tanto da offrire, è il polo finanziario più importante e stabile del Latin America, ha un operatore aereo importantissimo: Copa Airlines. Non escludo che quando le cose si rimettono a posto possa venire a trovarvi.