L' Ultima Cena è un' opera realizzata nel 1594 ad olio su tela 365 x 568 cm. dall'artista rinascimentale (si trova presso la Chiesa di San Giorgio Maggiore Venezia ), Jacopo Robusti o Comin, meglio conosciuto come Tintoretto (Venezia, settembre 1518 - Ibidem, 31 maggio 1594). Fu uno dei grandi maestri della scuola veneziana e nelle sue opere si possono vedere gli ultimi passi dell'arte classicista a favore delle forme più manieriste già annunciate a Roma da Michelangelo.

Il Tintoretto ha ambientato l’Ultima Cena di Cristo in un’osteria del suo tempo e non come voleva la tradizione.

L’ oscurità regna sovrana in questa scena e c’è soltanto una luce che proviene da una lampada ad olio appesa in alto a sinistra sul soffitto. Il Tintoretto cambia completamente e trasforma l’ambiente, aggiunge altri personaggi oltre a quelli previsti dalla tradizione.

Il pavimento decorato finemente il resto dell’arredo non ricorda le sontuosità di un palazzo nobiliare.

Lungo un lato della lunga tavola sono distribuiti Gesù Cristo che sta in piedi e sulla testa ha un’aureola molto luminosa e gli apostoli. Intorno a loro si affrettano a servire i domestici mentre sul soffitto aleggiano figure di angeli.

Gesù Cristo è circondato sia a destra che a sinistra dai suoi discepoli, ma c’è un uomo che si distingue chiaramente da tutti gli altri, il personaggio sta dall’altra parte del tavolo ed è l’unico, tra gli apostoli, a non avere un aureola.

Si tratta di Giuda Iscariota, qui volutamente imbruttito dal Tintoretto e trasformato quasi in un animale, con una faccia poco raccomandabile e dei vestiti orrendi.

Gli apostoli attorno a Cristo, si agitano in modo confuso e gesticolano in modo evidente, donando alla composizione un forte dinamismo.

Sul lato sinistro del quadro, infatti, proprio alle spalle di Gesù e degli apostoli, ci sono 2 donne.

La donna che sta più a sinistra della scena ha tra le mani un vassoio vuoto, l’altra invece è coperta addirittura da alcuni uomini, rendendo impossibile vedere quale è il suo incarico. Sono 2 figure allegoriche, che rappresentano la chiesa degli Ebrei e la chiesa dei Gentili, dall’unione di queste 2 nasce la nuova chiesa cristiana.

Sul lato sinistro dell’opera, a quell’uomo in primo piano che si sta avvicinando ad uno degli apostoli. È un mendicante impegnato a chiedere la carità, ma uno degli apostoli gli fa capire che non è il momento giusto perché sta guardando ed ascoltando Cristo e non può distrarsi. Il gesto fatto dall’apostolo non e indifferenza ma sta a simboleggiare che in questo istante è meno importante dare la carita a quello spirituale ad ascoltare a Gesù .

Guardando la parte superiore del quadro, dove si vedono gli angeli si puo ammirare un dettaglio molto importante perché rappresentano la distinzione tra il mondo terreno e quello spirituale.

Alle spalle di Giuda si puo vedere una cesta con una spugna a terra ed un telo, é un dettaglio che simboleggia la lavanda dei piedi fatta da Cristo ai suoi apostoli durante l’Ultima Cena.

Un’ altro particolare e il tavolo il Tintoretto a diversità dei suoi colleghi, non mette il tavolo frontalmente, cosa che invece fa Leonardo da Vinci nella sua rappresentazione dell’Ultima Cena, ma lo dispone di traverso. La figura di Gesù quindi non si trova al centro del dipinto e di fronte all’osservatore. Nelle interpretazioni tradizionali poi gli apostoli sono seduti ai lati o intorno al Messia.

Con questo piccolo dettaglio, il pittore ha molta più libertà di azione per la sua scena, ed infatti ne approfitta calando la sacra scena in una tranquilla e caratteristica taverna veneziana.

In questa tela è stracolma di personaggi interessanti e di oggetti simbolici, come si puo vedere hai piedi del appostolo che dice al mendicante di attendere, un cane e un gatto, tipico delle locande del epoca.

Lo stile del dipinto, è realizzato con zone di colore uniforme molto contrastanti tra luce ed ombra. Infatti le luci non descrivono i volumi ma ritagliano le forme dal fondo scuro. Le figure poi assumono posture molto concitate quasi di carattere teatrale.

Il colore e l’illuminazione della sala nella quale si svolge la cena è molto contrastata, l’atmosfera che emerge è drammatica e mistica grazie alle figure lumeggiate in chiaro che volteggiano contro il soffitto a cassettoni.

Infatti le forme sono modellate con un deciso chiaroscuro. Solo alcune parti dei personaggi sono illuminate in modo diretto dalla lampada che brucia in alto.

Dal soffitto poi si diffonde una luce mistica a partire dagli angeli che aleggiano. A queste due illuminazioni si aggiungono anche le aureole intorno al capo di Cristo e a quelli degli apostoli. I colori sono tendenzialmente freddi. Anche il giallo oro diffuso uniformemente ha intonazioni che tendono al verde.

Lo spazio all’interno della stanza è descritto geometricamente dalla decorazione del pavimento e dalla fuga prospettica del lungo tavolo. Anche i cassettoni del soffitto contribuiscono a creare una solida gabbia prospettica. Infatti le figure sono rigorosamente dimensionate in accordo con lo spazio interno.