Arte

Le Tre Grazie di Raffaello Sanzio

È uno dei più piccoli dipinti realizzati da Raffaello e l'unica opera non a tema religioso del periodo fiorentino dell'artista italiano

V A

10/26/2020 11:18:00 AM

Realizzato tra 1503-1504 circa, olio su tavola, 17 x 17 cm, Musée Condé - Chantilly - Francia, ancora sotto l'influenza di Pinturicchio e di Perugino.

L'opera era, con il Sogno del cavaliere, nella collezione Borghese di Roma dove è ricordato nel 1650 (Manili, Villa Borghese) e nell'inventario dei beni del cardinale Scipione Borghese nel 1693. Fu acquistato nell'anno 1800 da Henri Reboul, sovrintendente della Repubblica Romana sotto Bonaparte, e portato in Francia nel 1803. Trasportato poi in Inghilterra, dopo aver fatto parte di varie collezioni private, venne infine acquistato dal duca d'Aumale nel 1885, che lo riportò in Francia.

Raffaello fu ispirato da un marmo antico che era nel 1502 a Siena nella biblioteca di Papa Pio II Piccolomini.

Nella mitologia greco-romana, le tre Grazie sono figlie di Giove che incarnano bellezza, seduzione, fertilità. Questo argomento, popolare nell'antichità, fu spesso affrontato durante il Rinascimento. I tre globi d'oro possono riferirsi alle Esperidi, figlie di Atlante a cui Giunone affidò le mele d'oro dell'immortalità, una ricompensa per la virtù, che Ercole dovette conquistare superando il drago che Hera aveva messo nel giardino per proteggerle.

Le tre donne rappresentate sono un soggetto nel Cinquecento, e probabilmente Raffaello trovò ispirazione per la realizzazione di tale elemento poiché lo vide a Roma o anche in uno dei suoi viaggi a Siena. Tradizionalmente, le tre donne rappresenterebbero tre valori, ovvero Castitas, Pulchritudo e Amor.

Il dipinto si potrebbe completare con il Sogno del cavaliere ( dipinto da Raffaello 1503-1504 ) grazie al loro contenuto allegorico. Ne il Sogno del cavaliere potrebbero essere richiamate le virtù maschili di giustizia, fortezza e temperanza.

Nel caso invece delle Tre Grazie sono presenti le le virtù femminili di modestia, bellezza e amore. Nel caso della tavoletta del cavaliere inoltre il protagonista deve scegliere tra Virtus e la Voluptas, Virtù e Desiderio carnale. Le tre figure mitologiche quindi rappresentano il premio per la scelta della virtù. I pomi delle Esperidi poi rappresentano il simbolo dell’immortalità.

Tecnicamente la scena è molto povera: i tre soggetti occupano tutta la scena, mentre il paesaggio alle spalle è naturale e senza alcun dettaglio rilevante. I colori utilizzati sono abbastanza scuri e rimandano ancora una volta ai colori della terra, lasciando intuire un ulteriore richiamo da parte del Sanzio a Leonardo da Vinci.

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