La Vergine delle rocce, per il contenuto simbolico complesso, è una delle opere più emblematiche di Leonardo da Vinci. Il dipinto celebra il mistero dell'incarnazione attraverso le figure della Vergine Maria, Gesù bambino e San Giovanni bambino. Le figure divine sono immerse nella luce morbida, la scena si svolge per la prima volta in un paesaggio enfatizzato dalle proiezioni delle rocce. È un dipinto realizzato con tecnica a olio su tavola trasportato su tela tra il 1483 ed il 1486, misura 199 x 122 cm. ed è custodito a Parigi nel Museo del Louvre.

La Vergine delle Rocce è un capolavoro di Leonardo in duplice copia. La prima Vergine delle rocce era stata commissionata a Leonardo dalla Confraternita dell'Immacolata. Questa, dopo che la tavola fu completata, non acconsentì a una maggior richiesta di denaro da parte di Leonardo e inoltre non concordava molto sull'iconografia. Pertanto la tavola venne venduta. Con la collaborazione di allievi, Leonardo ne realizzò una seconda versione (leggermente diversa dalla prima) che oggi è custodito alla National Gallery di Londra realizzazione tra 1494 e il 1508 misura 189,5 x 120 cm.

Il dipinto del Louvre fu commissionato a Leonardo nel 1483 dalla Confraternita dell'Immacolata Concezione per una cappella nella Chiesa di San Francesco Grande a Milano.

Il quadro presente nel museo parigino fu la prima versione del quadro leonardesco. Infatti dopo averla completata Leonardo e i committenti non si trovarono d'accordo sui pagamenti e, forse, sull'aspetto generale della tavola, che ha una serie di elementi inquietanti, dall'ambientazione scura e umida, all'ambiguo sorriso dell'angelo che guarda lo spettatore, fino alla mano "rapace" che Maria stende sul Bambin Gesù.

Leonardo quindi si rifiutò di consegnare l'opera, e pochi anni dopo, mise mano a una seconda versione del dipinto, di identiche dimensioni e soggetto, sebbene con alcune varianti stilistiche e iconografiche.

Fu questa seconda versione che venne installata nell'altare maggiore della Chiesa di San Francesco Grande a Milano e che ora si trova nella National Gallery di Londra.

La seconda versione venne dipinta sotto la guida di Leonardo da Ambrogio de Predis tra il 1494 e il 1508.

Nei primi anni del 1500 la prima versione venne venduta venne venduta al re di Francia Luigi XIII di Borbone e da li entrò a far parte del Museo del Louvre.

La Vergine delle rocce rappresenta la Madonna, Gesù bambino, Giovanni Battista in atto di benedire il bambino e l’Angelo disposti all’entrata di una grotta. Il paesaggio è aspro e roccioso, la luce proviene dall’alto e dalle aperture sullo sfondo, la grotta, i fiori e le piante sono dettagliatamente dipinti ma sullo sfondo i colori si sfumano, diventano quasi velati. Leonardo da Vinci evita l’eccessivo contrasto, preferisce non contrapporre luce e ombra, evita i colori troppo intensi, preferendo la sfumatura, le zone grigie, la dolcezza della penombra.

La sua tecnica è innovativa, mira all’equilibrio, privilegia lo sfumato. Tutto sembra reale, avvolti dall’atmosfera rarefatta.

Un'iconografia ambigua

Confrontando le due versioni della Vergine delle rocce si evince chiaramente l'iconografia ambigua della prima versione del dipinto del Louvre, molto studiata e dibattuta dagli specialisti.

Nella prima versione che e custodito nel museo del Museo del Louvre. La scena si svolge in un paesaggio roccioso, orchestrato architettonicamente, in cui dominano fiori e piante acquatiche (di una grande precisione botanica), da lontano si intravede un corso d' acqua.
 
L'angelo guarda verso l'osservatore con un lieve sorriso e indica verso san Giovannino; questo particolare molto suggestivo è assente nella versione di Londra. La fortuna di questa composizione fu enorme, si conoscono infatti innumerevoli copie di mani di artisti italiani e stranieri.

 Mentre nell seconda versione custodito alla National Gallery di Londra. Versione concepita e voluta da Leonardo stesso con molte differenze rispetto alla tavola parigina.
 
Le figure più grandi, dai panni semplificati che conferiscono maggiore monumentalità. Nel riformulare l' angelo, l' artista ha scelto di sopprimere il gesto della mano che indica e di caricare il suo sguardo di una maggiore forza espressiva, concentrato com'è su se stesso, il Bambino non ha la stessa carica morale, anche San Giovannino e la Vergine, che pur conservano una simile posizione, sono investiti da una più alta concentrazione di ombre che li rendono forse meno lirici.

L'identità dei personaggi può infatti apparire di difficile attribuzione a causa della mancanza di attributi e dello Stato del piccolo San Giovanni, collocato a fianco della Vergine, nominato dal dito dell'arcangelo Gabriele e benedetto da Gesù.

Il deserto tradizionale, in cui si trova la riunione dei due figli del disegno divino, è sostituito da una grotta dall'aspetto soprannaturale, e da rocce, acqua e piante.

Il mistero dell'Incarnazione che si celebra attraverso il ruolo di Maria Vergine e quella del precursore, che è considerato come una tradizione fiorentina come Gesù compagno di giochi, già a conoscenza del suo prossimo sacrificio. Questa prefigurazione della Passione sembra contenuta anche nella rappresentazione del precipizio su cui sorge il Bambino e nella simbologia della vegetazione circostante.

Spazio e composizione

Lo spazio non è costruito con la prospettiva lineare. Infatti non sono presenti le menti architettonici che possano creare fughe prospettiche. A costruire la profondità dello spazio sono la sovrapposizione dei corpi e la progressiva diminuzione della dimensione delle rocce e della vegetazione. Contribuisce, sullo sfondo, anche, la prospettiva aerea e la prospettiva di innalzamento rispetto alla campo del piano dipinto. Le forme più lontane sono dipinte più in alto, verso sommità del piano pittorico.

Una composizione completamente nuova

La Vergine delle rocce è legata stilisticamente a lavori che si inseriscono verso la fine del soggiorno fiorentino di Leonardo come l'Adorazione dei Magi (Firenze) e il San Girolamo (Roma).

Il primo piano è occupato interamente dal gruppo di figure disposte in modo simmetrico. I bambini, infatti, si specchiano sull’asse verticale creando una linea obliqua. Il Battista e l’Angelo sono posti sullo stesso piano e, per ultima, la Vergine. La loro disposizione crea una figura trapezoidale che corrisponde all’unione delle teste dei personaggi.

Oltre al fatto che l'ordine stretto della composizione geometrica piramidale non ostacola i movimenti dei personaggi, l'attenta orchestrazione di loro gesti assumono una nuova intensità dalla luce diffusa che ammorbidisce i contorni senza indebolire la modellazione della carne.

Le figure con i loro atteggiamenti naturali e la forte presenza del paesaggio dominato da elementi minerali, sono molto innovativi rispetto all'architettura scolpita e alle pose ieratiche tipiche nelle pale d'altare e nei dipinti religiosi in genere, di quel periodo.

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