La Maestà del Duomo di Siena fu dipinta da Duccio di Buoninsegna (Siena, 1255 circa – 1318 o 1319 è stato un pittore italiano, tradizionalmente indicato come il primo maestro della scuola senese ). E’ una grande pala d’altare per onorare la Madonna alla quale è dedicata la cattedrale di Siena, dipinta su entrambe le facce. Quella anteriore mostra la Madonna in maestà e quella posteriore riporta scene della vita e della Passione di Gesù Cristo. Dipinti tra 1308-1311, tempera su tavola, 211 x 426 cm. L'opera si trova oggi collocata nel Museo dell'Opera Metropolitana, dopo essere stata esposta nel Duomo.

Si tratta di una grande tavola a due facce. Il lato principale, quello originariamente rivolto ai fedeli, era dipinto con una monumentale Vergine con Bambino in trono, circondata da un'affollata teoria di santi e angeli su fondo oro. Tra questi si riconoscono inginocchiati in primo piano i quattro santi protettori di Siena (Sant'Ansano, San Savino, San Crescenzio e San Vittore), mentre ai due lati sono raffigurate le due sante protettrici in piedi (Sant'Agnese e Santa Caterina d'Alessandria), avvolte da manti con un panneggio di linee nervosamente spezzate, che ricordano i goticismi della Madonna Rucellai.



Altri quattro santi stanno in secondo piano (San Paolo e San Giovanni evangelista a sinistra, San Giovanni Battista e San Pietro a destra), mentre tutto intorno si dispone con rigida simmetria un appiattito coro di venti angeli alati. Più in alto altre figure di santi più piccoli a mezzo busto (gli altri dieci apostoli) sono opere di bottega.



La predella da questo lato presentava alcune storie dell'infanzia di Cristo, nelle quali la protagonista è Maria, alternate a figure di Profeti (Isaia, Ezechiele, Salomone, Malachia, Geremia, Osea). Queste le sette tavolette conservate: Annunciazione (Londra, National Gallery); Natività (Washington, National Gallery of Art); Adorazione dei Magi (Siena, Museo dell'Opera del Duomo); Presentazione al tempio (Siena, Museo dell'Opera del Duomo); Strage degli innocenti (Siena, Museo dell'Opera del Duomo); Fuga in Egitto (Siena, Museo dell'Opera del Duomo); Disputa con i dottori del tempio (Siena, Museo dell'Opera del Duomo).

Le figure della Vergine e del Bambino sono decisamente più grandi di quelle di Santi e Angeli. Questa differenza non è dovuta però alla distanza dei personaggi da Maria e il Bambino. Duccio utilizzò infatti la prospettiva gerarchica. In tal modo le figure più importanti hanno dimensioni maggiori.

Il fondo in oro simboleggia la sacralità del momento. Lo stesso fondo, invece, nei riquadri posteriori, rappresenta la luce solare. La scritta posta ai piedi della Vergine segna una importante novità rispetto al ruolo dell’artista. La prima parte indica la funzione civica e il voto fatto dalla città nei confronti della Vergine. La seconda parte della scritta invece segnala il ruolo importante dell’artista che ormai assume nel contesto cittadino.

Sul retro della Maestà, destinato alla visione del clero, erano rappresentate 26 Storie della Passione e Resurrezione di Cristo, divise in formelle più piccole, uno dei più ampli cicli dedicati a questo tema in Italia. Le Storie cominciavano dalla predella, poi smembrata, nella quale erano rappresentati alcuni episodi della vita pubblica di Cristo, dei quali si sono conservati:Tentazione sul tempio (Siena, Museo dell'Opera del Duomo); Tentazione sul monte (New York, Frick Collection); Vocazione di Pietro e Andrea (Washington D.C., National Gallery); Nozze di Cana (Siena, Museo dell'Opera del Duomo); Incontro con la Samaritana (Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza); Guarigione del cieco nato (Londra, National Gallery); Trasfigurazione (Londra, National Gallery); Resurrezione di Lazzaro (Fort Worth, Texas, Kimbell Art Museum).

La Maestà del Duomo di Duccio è stata consacrata come uno dei vertici della pittura italiana su tavola. È, infatti, una mirabile celebrazione di bellezza, da intendersi come promessa di felicità.

Pur immaginandola in Paradiso, Duccio umanizzò la Vergine in modo lirico e convincente a un tempo. La Santa Madre inclina soavemente il capo, come a indicare il Bambino che ha in braccio, e ha un’espressione tenera, confidenziale ma intensamente malinconica: ella è ben consapevole, infatti, del dolore che il Figlio ha dovuto patire per riscattare l’umanità.

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