Il Giudizio universale è un affresco della Cappella Sistina realizzato da Michelangelo Buonarroti tra il 1536 e il 1541, affresco, 1379 × 1200 cm. Città del Vaticano, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina.

In seguito alla richiesta di Clemente VII Michelangelo si recò a Roma nel settembre del 1534. Nel 1536 Michelangelo iniziò a dipingere il Giudizio Universale dopo la predisposizione dei ponteggi. Il lavoro fu condotto interamente da Michelangelo con un aiuto, l’Urbino. L’affresco fu così terminato nel 1541 e mostrato alla vigilia di Ognissanti.

L’affresco, data la sua complessità, è suddivisibile in varie sezioni, i beati salgono verso il Paradiso, mentre i dannati precipitano verso l’inferno, in centro, verso l’alto si trova Gesù con la Vergine, È gli angeli che annunciano l’apocalisse, permettendo l’ascesa dei giusti e la caduta dei peccatori all’inferno.

Nella lunetta sinistra, sono presenti due gruppi di angeli che reggono fisicamente la Croce ed altri simboli della Passione di Cristo si puoi vedere alla destra della croce un gruppo d’angeli che compongono una sorta di mandorla di panneggi gonfiati dal vento, occupati a trasportare la corona di spine.Tali elementi alludono al sacrificio di quest’ultimo per garantire la salvezza degli uomini.

Mentre nella lunetta destra, è presente un altro gruppo di angeli che sta trasportando, con molta difficoltà, la colonna dove Gesù venne legato e frustato, sulla destra si puo notare un angelo biondo vestito d’arancione che regge nella mano sinistra il bastone su cui venne posta la spugna con l’aceto utilizzata per Gesù, e spostando lo sguardo un po in alto sul capo dell’angelo di veste celeste quasi alla fine della lunetta, si intravede anche la scala utilizzata per inchiodarlo sulla croce.

Il fulcro dell'intera composizione è la figura di Cristo giudice con accanto la Vergine Maria, rappresentato in un nimbo al centro di una folla di profeti, sibille, apostoli, patriarchi, eroine dell'Antico Testamento, martiri, vergini e santi che tutt'intorno formano una doppia e turbinosa corona di corpi.

Spostando lo sguardo sopra Gesù, proprio dove inizia la volta della Cappella Sistina, Michelangelo ha realizzato la figura del profeta Giona.

La scelta di accostare Giona e Gesù è stata volontaria: la volta della Cappella Sistina dove si trova il profeta, rappresenta il mondo del Cristianesimo prima della venuta di Cristo.

Il nesso tra volta e parete della Sistina corrisponde ai periodi storico religioso antecedente e successivo alla nascita di Gesù, e come miglior raccordo simbolico fra questi due periodi viene considerato Giona, prefiguratore della risurrezione di Gesù poiché come lui dopo tre giorni essere stato inghiottito da un pesce, tornò alla vita fuoriuscendo dal ventre del pesce che l'aveva inghiottito.

Differentemente dalla tradizione, Michelangelo sceglie di non rappresentare Gesù su un trono, ma decide di affrescarlo mentre sta avanzando, coperto unicamente da un velo; questa scelta rende Cristo molto somigliante a delle rappresentazioni pittoriche di Giove.

La posizione delle braccia di Cristo è molto importante: con il braccio destro sollevato oltre i capo, secondo gli studiosi, Gesù starebbe chiamando a se i beati e gli eletti, mentre con il braccio sinistro abbassato potrebbe star condannando gli empi ed i peccatori.

Lo sguardo di Cristo è rivolto verso lo scenario circostante, con un’espressione molto concentrata. Mentre la Vergine Maria è al fianco di Gesù e sta guardando i beati, mentre si trova seduta da parte, sapendo di non poter interferire con l’operato di suo figlio.

Attorno a Cristo e la Vergine, Michelangelo dipinge una cerchia di cinquanta persone, composta prevalentemente da apostoli, santi e patriarchi.

Tra i personaggi identificati in questo primo anello, c’è la figura di san Lorenzo alla destra e quella di san Bartolomeo alla sinistra, che sono hai piedi di Gesù il primo a sinistra ha una graticola appoggiata sulla spalla, mentre il secondo a destra regge nella sua mano la propria pelle.

Alla destra di Gesù, si vede sant’Andrea di spalle con una croce in mano e al suo fianco san Giovanni Battista, in posizione predominante riconoscibile dal manto di pelo di cammello con un perizoma aggiunto successivamente da Daniele da Volterra e con un manto di pelo di cammello.

Nel gruppo di sinistra di Gesù emerge la figura di san Pietro, che sta restituendo le chiavi del Paradiso al figlio di Dio, poiché, essendo arrivato il giorno del giudizio, non sono più necessarie.

Accanto a lui l'altra figura dev'essere san Paolo, con un panno rosso, mentre è indistinguibile il giovane nudo più vicino a Gesù, in via ipotetica un apostolo, forse Giovanni evangelista.

Nel secondo anello la parte più estrena, nel gruppo di sinistra ci sono donne, vergini e personaggi fondamentali dell’Antico Testamento: tra queste, spiccano una donna con il seno scoperto in primo piano, e l’altra più in basso che la sta abbracciando cercando protezione; secondo alcune letture critiche, entrambe potrebbero simboleggiare la Chiesa Misericordiosa e la Chiesa Devota.

Mentre nel gruppo di destra ci sono degli uomini, e nel vasto gruppo, salta all’occhio il vigoroso uomo appoggiato sulla croce: secondo alcuni si tratta dell’uomo che aiutò Cristo sulla via Crucis, mentre per altri sembrerebbe Disma, uno dei ladroni crocifissi con Gesù. Sotto di lui sorge, inginocchiato e con un piede appoggiato su una nuvola, san Sebastiano, che tiene le frecce del suo martirio con il braccio sinistro disteso in avanti, mentre con la mano destra si indica il petto.

Poco più a sinistra sono presenti due delle figure più controverse dell'intero ciclo: san Biagio, con i pettini chiodati con cui fu martirizzato, e santa Caterina d'Alessandria, con la ruota dentata spezzata

Sempre nel gruppo di destra sono presenti altri martiri: San Filippo con la croce, Simone Zelota con la sega, Adamo ed Eva, Abramo o Giobbe e la moglie, Mosè, Santi Cosma e Damiano.

Nella fascia inferiore si puo osservare, gli angeli con delle trombe che annunciano l’arrivo della fine dei tempi, il risveglio dei morti, l’ascesa degli eletti, la discesa dei dannati e la rappresentazione dell’Inferno.

In basso a destra, infine, si trova la rappresentazione dell'Inferno, sullo sfondo di un cielo rosso di fiamme. A sinistra Caronte a colpi di remo insieme ai demoni percuote e obbliga a scendere i dannati dalla sua imbarcazione per condurli davanti al giudice infernale Minosse, con il corpo avvolto dalle spire del serpente. È evidente in questa parte il riferimento all'Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Interpretazioni e simbologia, secondo gli storici i colori terrei e poco saturi utilizzati da Michelangelo nel Giudizio Universale furono una scelta conseguente alla sua avanzata età. Inoltre l’artista fu condizionato dal progressivo pessimismo che lo opprimeva.

Il clima psicologico che traspare dall’affresco è di paura e terrore. In senso più allargato culturalmente la visione che emerge dal Giudizio Universale è profondamente diversa dal clima sicuro e classico del primo Rinascimento. Nel vorticare delle anime di beati e dannati si scorge un pensiero ormai privo di certezze politiche e culturali. Gli angeli presenti nel dipinto sono privi di ali e quindi definiti apteri.

Il colore e l’illuminazione, diversamente dell’affresco realizzato sulla volta ricco dai toni saturi e brillanti nel Giudizio Universale abbondano così i grigi e i bruni terrosi. Solamente il cielo è rappresentato con un blu limpido e intenso. La zona colorata in modo più vivace e contrastata è nel mantello della Vergine seduta a destra di Cristo. Per creare una certa spazialità e una necessaria profondità Michelangelo utilizzò una illuminazione diretta sui personaggi in primo piano. Man mano che le figure si allontanano i contrasti si affievoliscono e i colori si spengono sfumando i contorni.

Mentre lo spazio e un altro elemento di novità messo in atto da Michelangelo fu l’eliminazione delle cornici architettoniche. La parete destinata ad accogliere l’affresco è infatti totalmente libera e rappresenta una realtà ultraterrena senza riferimenti allo spazio fisico.

Michelangelo non utilizzò finte architetture per raccordare lo spazio virtuale con quello reale per creare una continuità spaziale. Le forme umane sono quindi libere nel cielo e non ingabbiate in solide composizioni prospettiche.

Gli storici fanno notare come la composizione anticipi le invenzioni barocche. Le poco più di 400 figure hanno altezze variabili e vanno da quelle più alte delle zone superiori, di circa 250 cm, a quelle in basso di circa 155 cm..