La Basilica di Santa Maria di Collemaggio attira da anni l’attenzione di gruppi di ricerca nazionali ed internazionali, che ne hanno studiato gli aspetti storici, architettonici, artistici e non ultimi ingegneristico-strutturali, contribuendo a definirne un’immagine articolata e multi-dimensionale, caratterizzata da diverse e sorprendenti sfaccettature.

La Basilica è posta alla sommità di un colle della città dell’Aquila, poco fuori dall’antica cinta muraria, al centro tra Porta Bazzano, il principale accesso urbico orientale, e l'ex-terminale del Tratturo Magno che da L'Aquila conduceva a Foggia. Ed è orientata con l’asse principale in direzione Est-Ovest (come tutte le chiese cistercensi), considerata la massima espressione dell’architettura abruzzese, fu fondata nel 1288 per volere dall’eremita Pietro Angeleri da Morrone, che qui fu incoronato Papa, con il nome di Celestino V, il 5 luglio 1294 è sepolto oggi nella stessa basilica aquilana all'interno del mausoleo realizzato ad opera di Girolamo da Vicenza. Il santo monaco avrebbe ricevuto dalla stessa Vergine, la richiesta di innalzare sul posto una chiesa in onore della Vergine Maria, apparsagli in una sosta sul luogo detto "Collemadio", nel 1275, mentre il frate si recava al Concilio di Lione in Francia.

Qui si ripete da 726 anni a fine agosto la Perdonanza Celestiniana, il primo giubileo della cristianità, concesso da Papa Celestino V giusto un mese dopo la sua nomina come Papa, avvenuta il 27 luglio 1294 nella basilica di Santa Maria di Collemaggio. Fu una rivoluzione, l’indulgenza plenaria gratuita per chiunque, sinceramente pentito e confessato, ogni anno avesse varcato la soglia della basilica dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto, pertanto la Basilica è caratterizzata dalla presenza, sulla facciata laterale, di una Porta Santa, la prima della cristianità.

La Basilica, monumento simbolo, racchiude in sé un insieme di stili diversi frutto di lunghe e differenti fasi costruttive nonché di numerosi restauri cui la struttura è stata sottoposta nel corso dei secoli. L'attuale aspetto medievale è frutto del radicale restauro condotto negli anni '70 con il quale sono state completamente rimosse le aggiunte effettuate nei secoli XVII e XVIII.

La scenografia dello spazio antistante la facciata, il disegno della stessa, la luce, i colori e l’avvicinamento lento, contribuiscono a mantenere inalterato il fascino mistico di questo luogo.

All’esterno, la maestosa facciata è caratterizzata dal l’originale disegno in pietre chiare e rosate disposte in modo da formare delle croci, realizzata su stampo romanico-gotico.

Il perimetro della chiesa è circoscritto da lesene angolari ed è suddivisa verticalmente da due cordonature che individuano la navata centrale. Complessivamente lo spazio è suddiviso in nove settori. A ben osservare gli elementi decorativi della facciata, si possono in qualche modo notare le vicissitudini storiche, in quanto presentano un’eterogeneità di maestranze,  ad esempio, la differenza tra il rosone destro, simile a quello presente in San Silvestro e gli altri due che mostrano decorazioni elaborate d’influenza francese, più affini al rosone di Santa Giusta.

Il portone principale della chiesa si presenta con archi concentrici a tutto sesto impostati su due pilastri e tabernacoli cuspidati, i portali laterali sono invece in stile neo-romanico, sul fianco destro, spicca un massiccio torrione ottagonale. Sul lato sinistra della chiesa è posta la nota Porta Santa che viene aperta una volta l’anno in occasione della Perdonanza Celestiniana, nella sera del 28 agosto e chiusa ventiquattro ore dopo la sera del 29. Per i credenti l’attraversamento della Porta Santa conferisce l’Indulgenza Plenaria e la remissione dei peccati.

Osservando gli interni si notano le influenze delle chiese sulmonesi di Santa Maria della Tomba e San Panfilo.

Lo spazio è diviso in tre navate, le arcate sono otto per lato, ogivali e poggiate su pilastri a pianta ottagonale. La parte della nave centrale è suddivisa in cinque campiture, alle quali si aggiungono quelle a scacchiera delle navi laterali e quelle a losanghe del transetto.

L'intera pavimentazione si caratterizza per l'accostamento di basole lapidee rosse e bianche, la cui alternanza crea un affascinante gioco di colore.

La prima parte dell'aula è occupata dal trecentesco paramento di rombi, la seconda da motivi cosmateschi e quella centrale dal ricco disegno arabescato che riprende quello della facciata.
La copertura è a capriate lignee a vista e sulle navate laterali si snoda una successione di finestre gotiche, che ostituisce il pregevole soffitto a cassettoni di stampo barocco smantellato durante il discusso restauro novecentesco.

La zona absidale è stata pesantemente ritoccata nel corso degli anni ed oggi si presenta con due tribune laterali a semi ottagono e di una tribuna centrale di forma ottagonale all’interno e quadrata sul volume esterno, mentre il coronamento è divenuto a padiglione.

Il coro è in stile gotico a due campate con colonne a piante ottagonale e capitelli lavorati finemente.

La ricca pavimentazione dicroma in evidente relazione con lo stile della facciata, presumibilmente realizzata nella seconda metà del Quattrocento.

La leggenda di Celestino V

Celestino V fu canonizzato il 5 maggio 1313, morì il 19 maggio 1926 nel Castello di Fumone ( in provincia di Frosinone - Lazio - Italia ), per cause sconosciute.

La leggenda narra che nel 1274, per difendere la sua Congregazione dallo scioglimento, il futuro Papa decide di andare fino a Lione dove sta per svolgersi il Concilio voluto da Papa Gregorio X. Durante questo viaggio si dice che Pietro Angeleri da Morrone, soggiorna per un paio di mesi in una Commenda Templare. Dove soggiornava il gran maestro dell’Ordine cavalleresco, Giacomo di Bejau. Si dice che grazie ai Templari, Pietro da Morrone venne ascoltato e accontentato da Papa Gregorio X, il quale rimase così ammaliato dalla spiritualità dell’eremita, da concedergli la Bolla di conferma dell’Ordine 46 giorni prima che il Concilio iniziasse. E sembra che fu proprio in quest’occasione che i Templari strinsero un forte rapporto di fiducia con il futuro Papa Celestino V.

Durante il suo rientro da Lione, lo stesso Pietro da Morrone racconta di aver incontrato un cavaliere, un angelo che lo avrebbe protetto (come appare in un raro affresco, interdetto al pubblico nella Basilica, compaiono proprio Celestino e l’angelo, con uno stemma, la croce rossa dei Templari). Una notte, in sogno, gli appare La Madonna la quale, in segno di riconoscimento per le grazie ricevute a Lione, gli chiede di costruire, a l'Aquila, un Santuario dedicato a lei.

Dopo qualche anno dal termine della costruzione della basilica, Pietro si ritira nell’eremo di Sant Onofrio. Ma il suo isolamento dura poco perché nel 1293 il re di Napoli, Carlo D’Angiò, lo va a trovare preoccupato per la situazione di stallo della Chiesa che da 27 mesi mancava di eleggere un nuovo Papa, sottoponendogli una richiesta che ha dello strano dal momento che il fraticello è un umile servitore.

Perché un re potente come il D’Angiò parte da Napoli e va da Pietro? Che potere aveva questo umile uomo di chiesa? Evidentemente molto più di quello che si possa pensare tant’è che, su richiesta del re, Pietro scrive una lettera ai cardinali di esortazione che da 27 mesi non eleggevano un Papa.

Una esortazione che lo porta al soglio pontificio egli fu eletto Papa all’età di 85 anni dopo 27 mesi di conclavi andati a vuoto, il 5 luglio 1294. Il suo nome fu scelto per via della  santa vita, per la fama che godeva come dispensatore di miracoli. La notizia della sua nomina lo raggiunse il 27 luglio del 1294 nell’eremo di Sant Onofrio, dove Pietro, diviene Papa Celestino V. Cosa anomala Celestino V decide di non recarsi a Roma (non ci andrà mai), il 27 luglio 1294 il monaco Pietro Angelerio arrivo a l’Aquila cavalcando un asino, come Gesù entrando a Gerusalemme. Lo accompagnava un lungo corteo festante: due sovrani, Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello, re d’Ungheria, alti prelati e dignitari, e il popolo che man mano si era aggiunto, durante il viaggio che da Sulmona lo aveva condotto all’Aquila attraverso la verde Valle Subequana. Dove incoronarono l’umile eremita che era stato eletto Papa con il nome di Celestino V, sul piazzale della Basilica di Collemaggio. Dopo pochi mesi questo Papa che nel frattempo istituisce la Perdonanza, rassegna le proprie dimissioni. Il suo animo puro entrò presto in contrasto di coscienza con le decisioni politiche che spesso dovevano essere fatte nell’interesse della Chiesa, e dopo un tormentoso travaglio, il 13 dicembre del 1294, Celestino V rinunciò alla tiara abdicando. Al suo posto venne eletto papa Bonifacio VIII.

Lasciato il papato, Celestino V torna sul Morrone, dove però è costretto prima a nascondersi e poi a fuggire, per sottrarsi agli ordini del nuovo Papa Bonifacio VIII che lo manda al confino nella rocca di Fumone, in una piccola cella, sottoposto ad una carcerazione terribilmente dura. Ed è qui che il 19 maggio del 1296 il vecchio Papa eremita muore, per cause ancora sconosciute, per venire poi sepolto nella Basilica di Collemaggio (perché Papa Bonifacio VIII lo fece confinare? ).

L’ipotesi dell’assassinio del Papa, denunciata dall’Abate Generale della Congregazione dei Celestini nel 1630, rimane ancora oggi dubbia, sebbene rinnegata dalla Chiesa. Ad aggiungere mistero, quando nel 1988 vennero trafugate le spoglie di Celestino, e che per circa 24 ore, furono in balia di sconosciuti che le fecero poi ritrovare nel cimitero di Rocca Passa, in provincia di Rieti.

Altro episodio oscuro, fu la ricognizione chimico-tossicologica dei resti subito dopo disposta dalle autorità ecclesiastiche, di cui però non rimane traccia, come ha ammesso anche il vescovo dell’Aquila.

Recenti scavi, hanno scoperto delle mura nel piano inferiore della Basilica, che testimonierebbero la presenza di stanze sotterranee segrete, in cui sarebbero custodite preziose reliquie: una spina della corona di Gesù, e l’indice della mano destra di San Giovanni Battista.

A conferma, il documento Schiffman del 1775, che elenca le reliquie in mano ai Templari, pone al primo posto, come massima reliquia della cristianità, l’indice della mano destra di San Giovanni Battista, donata all’ordine dei Templari da Re Baldovino di Gerusalemme.

É per questa ragione, che Celestino V avrebbe abbandonato il Papato, per occuparsi di una missione per lui ancora più importante. Ma quale sarebbe questo segreto? Forse il mitico tesoro del Tempio del Re Salomone…non ci sono tracce certe. Tredici anni dopo che Celestino V si dimise da Papa il 13 dicembre 1294, i Templari furono spazzati via dalla faccia del mondo cristiano venerdì 13 ottobre 1307.

Quali misteri si celano dietro questa leggenda …..?