Il Duomo di Monreale voluto dal re normanno Guglielmo II d’Altavilla detto “il Buono” è stato realizzato tra il 1174 e il 1189 circa.

E’ uno degli edifici che meglio esprime la versatilità con cui l’architettura romanica siciliano, con un intreccio di cultura bizantina ed islamica è riuscita a conciliare tradizioni ed esperienze artistiche.

Il Duomo si trova sulle pendici del Monte Caputo, nell’immediato entroterra palermitano, a dominare tutta la Conca d’Oro che oggi è sede vescovile dell’arcidiocesi di Monreale. Dal 3 luglio 2015 fa parte del Patrimonio dell'umanità (UNESCO) nell'ambito dell'Itinerario arabo-normanno di Palermo, Cefalù e Monreale.

Nel 1174 il giovane Guglielmo II dà inizio alla tenzone facendo erigere il complesso di Monreale costituito dal duomo, dal palazzo arcivescovile, dall’abbazia e dal palazzo Reale. Di lì a poco, nel 1183 grazie all’alleanza del re con papa Lucio III, la cittadina diviene sede arcivescovile, la seconda più grande e più ricca dell’isola. La decisione pontificia toglie porzioni di territorio alla limitrofa arcidiocesi di Palermo, consentendo all’abate di Monreale di governare possedimenti vastissimi e di divenire il secondo proprietario terriero dell’isola, subito dopo Guglielmo II.

Il Duomo è un autentico gioiello e lo spettatore rimane ammirato dalla sua struttura costituita dalle tre absibi, da una facciata racchiusa da due torri di altezze diverse (una fu parzialmente danneggiata da un fulmine nel 1807) e da un portale bronzeo realizzato nel 1186 da Bonanno Pisano e decorato con quarantadue formelle raffiguranti scene bibliche descritte attraverso la lingua volgare.

L’esterno del Duomo mostra una facciata principale inserita all’interno di due torri asimmetriche di altezza e forma differenti. Nella porzione superiore, una grande finestra ogivale a vetri colorati con ai lati un intreccio di archi e dischi di misure e decorazioni differenti. Un timpano triangolare ne sormonta la navata centrale.
 
Nella parte inferiore, inglobata dentro una costruzione a tre portici in marmo bianco, aggiunta nel 1770, si apre l’ingresso principale. Si tratta di un magnifico Portale a forma ogivale dentro il quale si incastona un bellissimo portone in Bronzo, opera di Bonanno di Pisa che la eseguì nel 1185 nella sua città e successivamente fu condotta a Monreale via nave. È composta di due battenti rettangolari adattati alla forma ogivale dell’ingresso. Comprende 46 pannelli con immagini a rilievo rappresentanti episodi della Bibbia e due coppie di leoni e grifoni nella parte inferiore. L’arcata del portale è caratterizzata da una serie di bande parallele decorate da ghirlande di fiori, forme umane e animali scolpiti in basso rilievo, decorazioni classiche e una banda di mosaico policromo.

Sulla facciata orientata a Nord si apre una porta più piccola, quella usata attualmente per l’ingresso dei fedeli. È opera di Barisano da Trani nel 1190. In bronzo e molto più piccola e povera, presenta 14 pannelli in ogni battente, con bassorilievi che rappresentano episodi della vita di Cristo, vite di santi e animali araldici.

La parte posteriore del Duomo di Monreale è un esempio mirabile dell’arte araba. Presenta la convessità delle tre absidi con tre livelli di archi intrecciati che si arricchiscono di decorazioni policrome ottenute dall’uso sapiente di pietra calcarea brunita, lava grigio-nera e mattoni rossi in bande orizzontali. Gli archi, che originano da colonnine poggiate su alti basamenti, sono arricchite da tondi di dimensione e disegno differente che simulano rosoni ciechi finemente decorati.

L’orientamento della Chiesa è Est-Ovest, secondo i canoni della teologia Orientale, l’ingresso è ad Ovest, l’Abside col Presbiterio e l’altare ad Est. Il significato è: si entra dal mondo delle tenebre, del peccato, da dove tramonta del sole e si va verso la luce, dove sorge il sole.

La pianta della chiesa è a tre navate che terminano nelle tre absidi in fondo. La navata centrale, grandiosa, ampia tre volte più delle navate laterali, si prolunga nel transetto secondo rigorose regole di simmetria e proporzioni che guidano lo sguardo verso l’ampio abside principale, dove la regalità e la gloriosa divinità trovano espressione nella profusione di luce dorata che risplende nel complesso musivo con al centro Gesù Cristo Pantocrator. Le navate laterali terminano nelle due absidi laterali dove sono rappresentati i principi degli apostoli: san Pietro in quella di sinistra e san Paolo in quella di destra. Due file di nove colonne per lato dividono lo spazio centrale.

A destra e a sinistra, prima di entrare nel presbiterio e addossati a due grandi pilastri, sono posizionati il trono reale ed il trono arcivescovile.

A sinistra il trono del re è più riccamente ornato, posto in posizione rialzata e sovrastato dagli stemmi di Guglielmo II e della sua Casata. Leoni scolpiti, grifoni e decorazioni in prezioso marmo porfido rosso, sottolineano la regalità del sito. In alto un mosaico raffigura lo stesso re, in piedi, mentre viene coronato da Cristo: significa che il dominio viene direttamente da Dio. Una apertura posta nell’ala sinistra del transetto lo collegava col palazzo reale. Il passaggio è stato murato e adesso è coperto da un reliquiario.

A destra, più dimesso, il trono arcivescovile che tuttora accoglie il Vescovo celebrante. Comunicava con la torre dell’Abbazia e il salone capitolare. Il mosaico che lo sormonta rappresenta lo stesso re che, con la benedizione di Dio, raffigurata nella mano benedicente che scende dall’alto, consegna il duomo alla Vergine.

I soffitti sono in legno policromo con una varietà di tipologia della copertura classica dell’architettura medievale, diversificata con l’intento di mettere in risalto le parti più nobili dell’edificio. Il tetto della navata centrale è a forma di carena di nave, costituito da enormi tronchi scolpiti con fregi d’oro.
Poi la copertura passa dal tipo a capriata, a volta, a cupola a seconda della sezione da nobilitare. La parte centrale del transetto è la più sontuosa con piccoli motivi a stalattite dorata, finemente elaborata, tipica della tradizione islamica.

I mosaici sono l’aspetto più eclatante della bellezza di questa opera sacra, lo scopo principale di questa costruzione risiede nel consentire ai fedeli di vivere profondamente il culto a Dio, Gesù Cristo e alla Vergine Maria, circa 6400 metri quadrati di mosaico che ne ricoprono la superficie, sono una rappresentazione artistica della Bibbia, una catechesi in immagini, perché il popolo possa immergersi dentro lo spazio sacro, 130 quadri che raccontano le storie del Vecchio Testamento e la Vita di Cristo esponendo il piano divino per la salvezza universale, a partire dalla creazione del mondo e dell’uomo. E infine il peccato originale, l’intervento di Dio prepara il suo popolo alla salvezza accompagnandolo lungo le vicissitudini della sua storia (navata centrale). La venuta di Cristo realizza la salvezza del mondo attraverso la sua incarnazione e le sue  opere meravigliose rappresentate nel transetto e lungo le navate laterali. Fino alla gloriosa rappresentazione all’interno dell’abside centrale.

All’interno si puo osservare sarcofagi reali, essi sono situati in fondo alla navata laterale destra e contengono le spoglie dei due re normanni, padre e figlio, Guglielmo I e Guglielmo II.
Nel più grande è posto il padre del Re, Guglielmo I, detto il Malo e fu voluta direttamente dal figlio. Costruita in prezioso porfido rosso, materiale legato alla tradizione imperiale.
Accanto la tomba di Guglielmo II, più modesta nelle dimensioni e nei materiali di costruzione: semplicemente marmo bianco, istoriato, fu fatta costruire dall’arcivescovo Ludovico de Torres I.

Nel 1773, per volere dell’arcivescovo Francesco Testa, venne collocato un nuovo altare maggiore al posto del precedente, splendida opera in argento eseguita a Roma da Luigi Valadier. Malgrado l’appartenenza al tardo barocco romano, l’altare si inserisce abbastanza bene all’interno della cornice di mosaici che dall’abside lo sovrastano. Al centro un grande bassorilievo ovale in argento, sostenuto da angeli, rappresenta la natività della Vergine, mentre due medaglioni laterali riportano gli episodi della Assunzione e della Pentecoste ed i cinque sovrastanti, scene legate alla Vergine.

La leggenda del Duomo di Monreale


L’opera monumentaria, che comprendeva insieme alla Basilica, il palazzo reale ed una abbazia benedettina, fu voluta da Guglielmo II d’Altavilla , Re della dinastia Normanna di Sicilia che fu detto “il Buono”.  

Nel 1174, quando aveva appena vent’anni, secondo una leggenda, natta che re Guglielmo II era devotissimo alla Madonna, un giorno mentre era a caccia a Monreale, stanco dalle fatiche si addormentò sotto un albero di carrubo, la stessa Vergine Maria gli apparve in sogno, e gli disse “Nello stesso posto dove tu stai dormendo c’è nascosto un grande tesoro: dove il padre di lui, Guglielmo I, detto “il Cattivo” aveva nascosto, scava e quando lo trovi costruisci in questo stesso luogo un tempio“in onore a Lei; detto questo la Madonna scomparve.

Il buon re svegliatosi, ed impressionato dal sogno, chiamò i suoi uomini e ordinò di sradicare il carrubo. Fatta una buca profonda apparve veramente il tesoro, tanto che il re stesso rimase sbalordito.
Re Guglielmo fece chiamare i migliori architetti, i più esperti muratori e i più bravi mosaicisti “i mastri di l’oru” e subito si diede inizio ai lavori realizzando così una meraviglia architettonica, il Duomo di Monreale.

Allo stesso modo sembra leggendaria l’ipotesi secondo la quale l’architetto che ne fu l’artefice principale, sia stato fratello dell’altro architetto che nello stesso periodo progettava la costruzione della cattedrale di Palermo. La competizione tra i due fratelli architetti, a chi avesse fatto erigere l’opera più bella, sarebbe finita in tragedia con la morte suicida di entrambi: il primo schiacciato dalla bellezza degli esterni della cattedrale di Palermo ed il secondo riconoscendo il primato del fratello ormai morto, davanti alla magnificenza dell’interno del Duomo di Monreale.

Così citano alcuni versi popolari: Binidittu lu mastru chi la fici, lu ‘mperaturi chi la fici fari!
Di quantu è riccu ‘un si cunta e ‘un sidici, non c’è oru, né argentu, né dinari. Maria, ch’è di li celi ‘mperatrici, dissi: “Lu tronu meu mi vogghiu fari”. L’angili amanna a fari la Matrici e firmare lu volu a Murriali.

( Benedetto il maestro che ha fatto questa chiesa è l’imperatore che la fatta costruire! Non si può dire quanto sia ricca non c’è oro, né argento, né denari Maria, che è l’imperatrice dei cieli disse: “Mi voglio costruire il mio trono” Mandò gli angeli a innalzare la chiesa madre ed essi fermarono il volo a Monreale.

I Siciliani furono entusiasti dell’eccezionale bellezza del Duomo di Monreale, tanto da promuovere ad “imperatore” il buon re Guglielmo.