La Basilica di Santa Maria del Fiore, o Duomo di Firenze, è uno dei capolavori architettonici medievali, ( in stile gotico rinascimentale ) più illustri d’Europa, per l’audacia della sua struttura, per la sontuosità delle sue decorazioni e per l’autorevolezza della sua storia.

Ubicata in piazza del Duomo, nel centro storico di Firenze. Affacciata sul Battistero di San Giovanni e sorvegliata dal Campanile, questa piazza è il punto di confluenza di molte delle vie dello shopping cittadino, come Via dei Servei, Via Ricasoli, Via Martelli, Via de’Ginori che conduce alla Basilica di San Lorenzo e Via Calzaiuoli, una delle vie dello shopping più importanti della città. Firenze.

La costruzione fu progettata dall’architetto Arnolfo di Cambio, per poi essere interrotti e ripresi numerose volte nel corso dei decenni (da Giotto, Francesco Talenti e Giovanni di Lapo Ghini). Al completamento della cupola del Brunelleschi seguì la consacrazione da parte di papa Eugenio IV il 24 marzo del 1436. La dedica a Santa Maria del Fiore avvenne in corso d'opera, nel 1412. É la quinta chiesa d’Europa per grandezza, dopo San Pietro a Roma, San Paolo a Londra, la Cattedrale di Siviglia e il Duomo di Milano. Racchiusa nell’antico tracciato delle mura medievali, che ospita i più importanti beni culturali della città ed è stato dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità dal dicembre 1982.

La cattedrale sorge sopra la seconda cattedrale, che la Firenze paleocristiana aveva dedicato a Santa Reparata.

Progettata per contenere 30.000 persone, è lunga 153 metri, larga 90 alla crociera ed alta 90 metri dal pavimento all'apertura della lanterna, l’altezza delle arcate nelle navate laterali è 23 metri.

La struttura della chiesa, presenta un corpo longitudinale, a tre navate con quattro campate, che si innesta in un ampio vano ottagonale simile, per forma e dimensioni, al vicino Battistero romanico. Tre lati dell’ottagono si aprono in altrettanti nicchioni, coronati a loro volta da cappelle. La forma ottagonale è infatti di origini tardoantiche, mentre il tema dell’innesto di un corpo longitudinale con uno centrico richiama il Pantheon di Roma.

L’interno appare ampio e grandioso, grazie alle crociere ogivali sostenute da possenti pilastri compositi. La massiva sobrietà delle strutture disadorne richiama certamente la tradizione romanica; tuttavia, è senza dubbio gotico il gioco dei pilastri collegati dagli archi a sesto acuto; allo stesso modo, sono gotiche le cappelle a raggiera e le alte finestre a bifora. La relativa povertà dell’edificio corrisponde all’austerità della vita religiosa predicata dal Savonarola. Molte decorazioni sono andate perdute nel corso dei secoli, altre sono state trasferite nel Museo dell’Opera del Duomo come la magnifica Cantoria di Luca della Robbia e Donatello.

Le vetrate contiene il più grande complesso realizzato in Italia tra il XIV e il XV secolo. Le 44 vetrate delle navate e del transetto ritraggono santi del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre le finestre circolari nel tamburo o sopra l’entrata ritraggono Cristo e la Vergine. Le vetrate sono state realizzate dai più grandi artisti fiorentini del medioevo, come Donatello, Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello e Andrea del Castagno.

L’esterno le fasce di marmo policromo poste all’esterno sono alternate verticalmente e orizzontalmente. Provengono da Carrara (marmo bianco), Prato (verde), Siena (rosso) e altri luoghi. Queste fasce riprendevano il motivo dell’adiacente Battistero di San Giovanni e del Campanile di Giotto.

Due portali laterali, il Portale dei Canonici e il Portale della Mandorla, sono stati scolpiti da Nanni di Banco, Donatello e Jacopo della Quercia.

Le sei vetrate laterali, ricche di ornamenti, sono separate da pilastri. La luce proviene solo dalle quattro finestre più vicine al transetto: le altre due sono puramente ornamentali.

La facciata del duomo, originale progettata da Arnolfo, è tradizionalmente attribuita a Giotto. In realtà fu cominciata 20 anni dopo la morte di questi. È un opera collettiva di diversi artisti, tra cui Andrea Orcagna e Taddeo Gaddi. La facciata originale fu completata solo nel livello inferiore e lasciata incompiuta. Nel 1587-88 fu smantellata dall’architetto Bernardo Buontalenti per ordine del Granduca Francesco I de’ Medici, in quanto appariva totalmente fuori moda in pieno Rinascimento. Alcune delle sculture originali sono esposte nel Museo dell’Opera del Duomo, altre si trovano a Berlino e al Louvre. Buontalenti e altri presentarono vari progetti per il completamento della facciata, ma non furono accettati.

La facciata attuale di Santa Maria del Fiore non è quindi gotica ma neogotica: venne infatti realizzata nel XIX secolo. Alla fine dell’Ottocento, in Italia, si bandirono dei concorsi per completare alcuni famosi monumenti medievali rimasti incompiuti: San Petronio a Bologna, il Duomo di Milano, il Duomo di Amalfi. Nel 1864, a Firenze, si decise di realizzare la facciata della cattedrale arnolfiana, che fu poi eretta, fra il 1880 e il 1888, su disegno di Emilio de Fabris (1807-1883), il quale non la vide mai completa, perché morì prima del termine dei lavori, proseguiti da Luigi del Moro.

La struttura, a marmi policromi, vuole armonizzarsi cromaticamente sia con i prospetti laterali del Duomo sia con gli edifici vicini, cioè il campanile e il battistero. La modernità della facciata, che nel complesso è quasi perfettamente armonizzata con il resto della chiesa. Si coglie inoltre, rispetto ai fianchi della cattedrale, una maggiore presenza di marmo “rosso di Siena”, scelto per motivi patriottici: l’idea era quella di legare la facciata al tricolore dell’Italia appena riunificata.

l campanile del Duomo di Firenze, i lavori iniziarono nel 1334. Della progettazione di questa magnifica torre fu incaricato un pittore, Giotto. L’artista, considerato expertus et famosus, fu anche nominato architetto e responsabile della fabbrica del Duomo, era la prima volta nella storia che venivano affidate a un pittore responsabilità di cantiere così importanti.

Alto 84,70 metri e largo 15 metri, per salire ci sono 398 scalini, ha 20 finestre altissime in stile gotico con arco a sesto acuto. Rivestito di marmo bianco per essere visto da lontano, ha una ricca decorazione con 16 statue a grandezza naturale e 56 rilievi in due registri sovrapposti.

Sulla facciata prospiciente il Battistero, nel registro inferiore, sono raffigurate la Creazione dell’ uomo e della donna, il primo lavoro umano ed i fondatori biblici di diverse attività creative umane (pastorizia, musica, metallurgia, viticoltura). Nel registro superiore sono i 7 pianeti, incominciando con Giove all’ angolo nord. Sulle altre facciate, poi, sono illustrate, in basso, l’ astrologia, l’ edilizia, la medicina, la tessitura ed altre attività scientifiche e tecniche. Nel registro superiore ci sono: a sud, le virtù teologali e cardinali; ad est, le arti liberali del Trivium e Quadrivium; a nord, i 7 sacramenti. Le statue nelle nicchie rappresentano patriarchi, profeti e re d’ Israele, e sibille pagane. Gli originali di tutte le opere di scultura sono al Museo dell’ Opera.

Le campane

La Campana maggiore porta il nome di S. Reparata. Era stata fatta nel 1475. Essendosi rotta, fu rifusa da Antonio Petri nel 1705; è del peso di 5000 kg. circa.

La Campana detta della “Misericordia”. Essendosi rotta, fu rifusa da Carlo Moreni nel Settembre 1830, ed è del peso di 2500 kg circa.

La Campana l’ Apostolica. Fu fusa nell’aprile 1516 da Lodovico di Guglielmo ed è del peso di 1800 kg. circa.

La Campana detta la “Beona”. Non ci sono dati né in che epoca fosse fusa, nè da chi. Si calcola il peso di 892 kg. circa.

Campana detta di Terza, che porta il nome di “Maria Anna”. E’ del peso di 695 kg. circa.

Campana piccola. Fusa il 4 novembre 1513; è del peso di 452 kg. circa.

Campana più piccola. Fusa nel Dicembre 1514; è del peso di 323 kg. circa.

Negli anni 1956 – 57, a seguito della sostituzione dell’incastellatura di legno che le sosteneva con una nuova struttura metallica, e della contemporanea motorizzazione del movimenti delle campane, la Commissione a ciò preposta decise di escludere dal concerto le cinque campane più piccole, quattro delle quali furono depositate, inattive, nel vano dei finestroni del campanile di Giotto, mentre la terza, la cosiddetta “Apostolica” fu sistemata sul pavimento del piano della cella campanaria.

Si procedette cosi alla fusione di cinque nuove campane, a cura della ditta Prospero Barigozzi in sostituzione di quelle “messe a riposo” . Sono decorate con bassorilievi che illustrano episodi mariani, per opera di noti scultori.

Allo stato attuale le campane in uso hanno le seguenti caratteristiche:

Il “Campanone” o “S. Reparata” (Kg. 5000 circa) con nota LA; diametro ml. 2.00.

La “Misericordia” (Kg. 2500 circa) con nota DO; diametro ml. 1.500.

L’ Apostolica (kg. 1800 circa) con nota RE; diametro ml. 1.45, bassorilievi di Mario Moschi.

L’Assunta (Kg. 846) con nota MI; diametro ml. 1.27, bassorilievi di Bruno Innocenti.

La Mater Dei (Kg. 481) con nota SOL; diametro ml. 1.16.

L’ Annunziata (Kg. 339) con nota LA; diametro ml. 0.95.

L’ Immacolata (Kg. 237) con nota SI; diametro ml. 0.75.

La cupola di Brunelleschi

Simbolo del Rinascimento e un monumento all’ingegno dell’uomo. Filippo Brunelleschi che fu capace di costruire, fisicamente e metaforicamente, le migliori testimonianze della propria civiltà.

All’inizio del XV secolo, lo spazio di 42 metri sopra il coro della cattedrale non aveva ancora la sua cupola ottagonale. Nel 1419 l’Arte della Lana bandì un concorso al quale parteciparono, tra gli altri, Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi.

Il Brunelleschi ottenuto l’incarico, costruì una struttura a doppia calotta, ossia due cupole distinte, una dentro l’altra, connesse da ventiquattro speroni (legati da archi orizzontali d’irrigidimento) che irrobustiscono quella interna e scompongono in tre parti le facce molto larghe di quella esterna.

Il diametro della cupola è largo, 43 metri verso l’interno il diametro totale è di 54,8 metri. Fu costruita in pietra nella parte inferiore, sino a quando la curva delle pareti lo consentì; poi si usarono i mattoni, disposti non per ricorsi paralleli concentrici, com’era usuale, ma con un sistema di incastro detto a “spina di pesce”, che consisteva nel disporre i ricorsi di mattoni verticalmente, di seguito ad altri collocati di piatto.

Per ragioni di ordine statico, Brunelleschi fu obbligatorio realizzare una struttura di forma ogivale, e non semicircolare ma con una punta, come i tipici archi gotici. Nelle rifiniture, l’architetto dette grande prova delle sue capacità progettuali. Scartando ogni soluzione mirata a legare visivamente la sua costruzione alle preesistenti strutture trecentesche, egli determinò l’immagine della cupola attraverso un semplice ma efficacissimo effetto cromatico, ben percepibile anche a molti chilometri di distanza; la superficie della struttura infatti fu ricoperta con tegole rosse e spartita con otto creste di marmo bianco, poste in corrispondenza dei costoloni angolari. Tali creste, la cui raggiera è conclusa dalla lanterna, non hanno alcuna funzione portante, eppure sembrano costituire uno scheletro leggero, simile a quello di un ombrello, che fa apparire le pareti come fossero membrane tese.

É costituita da 24 costole di mattoni disposti a forma di spina di pesce. Gli otto che corrono lungo gli apici della cupola sono i nervi principali, in quanto assorbono il peso della struttura.

Altri due nervi per volto aiutano a distribuire il peso della cupola. Questo totale di 24 nervi parte da un anello di pietra e mattoni alla base della cupola, che raccoglie i suoi sforzi e li trasmette al tamburo. Parallelamente all'anello di base, vi sono undici anelli formati da archi di mattoni tra le nervature, che distribuiscono uniformemente le forze tangenziali e trasmettono il peso delle strutture ai nervi.

Le otto costole in pietra e marmo viste all'esterno sono decorative e non svolgono alcuna funzione strutturale, poiché le costole che sostengono la cupola non sono visibili né dall'esterno della cattedrale né dall’interno.

Il nitido profilo della sua sagoma le conferisce un valore paesaggistico eccezionale, obbligato punto visivo di riferimento per l’intero territorio, tenuto conto che la cupola è visibile da 70 km di distanza.

Completata la costruzione della cupola, molti anni dopo la sua progettazione, Brunelleschi iniziò a realizzare anche la Lanterna (1438-60) e le quattro edicole semicircolari note come “tribune morte” (1438-70).

La Lanterna, concepita come un vero e proprio tempietto a pianta centrale, conclude magistralmente la struttura della copertura, raccordando le otto creste di marmo bianco con le volute dei propri contrafforti. Il suo valore urbanistico è evidente; le straordinarie dimensioni (la sola sfera bronzea di coronamento ha oltre 2 m di diametro) le consentono di spiccare sul panorama fiorentino.

Alla base del tamburo, le Tribune morte furono realizzate con funzione di contenimento statico, dunque in sostituzione degli archi rampanti gotici, per puntellare i quattro lati dell’ottagono non rinforzati dalle volte delle tre absidi. Aperte da grandi nicchie adorne di grosse conchiglie, esse presentano una delle forme più pure fra quelle concepite dall’architetto.

Gli affreschi della cupola sono stati oggetto di un restauro globale tra il 1978 ed il 1994. Del coro, originariamente adorno di una sovra-struttura con colonne ed architravi, oggi rimane solo il muro di sostegno con raffigurazioni di profeti scolpite dal Bandinelli ed i suoi collaboratori.
L’ altare attuale, spostato in avanti rispetto a quello cinquecentesco, è stato collocato nel 1973, in conformità con le riforme liturgiche del Concilio Vaticano II.

Al di là dell’ altare si vede la “cattedra”: la sedia del vescovo, simbolo dell’ autorità di Cristo “Maestro”, che, nel termine greco usato nell’antichità dà il nome “cattedrale” alla chiesa in cui presiede il Vescovo. II Cristo del grande crocifisso dietro la cattedra è di Benedetto da Maiano, c. 1495-97.

Dietro il coro le porte bronzee di Luca Della Robbia si aprono sulla sagrestia nord, chiamata anche “delle Messe” o “dei Canonici”: un ambiente decorato con pannelli di legno intarsiato, eseguiti da maestri fiorentini del ‘400 e restaurati dopo l’ alluvione del 1966.
 
Impressionante è l’abilità degli artisti nell’uso della prospettiva lineare, inventata dal Brunelleschi nel primo ‘400 nella stessa Cattedrale di Santa Maria del Fiore, qui dove sono conservati i paramenti, libri ed oggetti vari che servono ai riti celebrati all’ altare, le tarsie illusionistiche fanno vedere armadi aperti con la suppellettile ecclesiastica sugli scaffali.

Sopra la porta c’è la Resurrezione di Cristo, di Luca Della Robbia, in terracotta invetriata e, sopra ancora, dove ora c’è la mostra d’organo ottocentesca, c’era originariamente la Cantoria di Luca Della Robbia. Nella posizione corrispondente, sopra la porta della sagrestia a sud, c’era la Cantoria di Donatello (sia l’ una che l’ altra oggi nel Museo dell’ Opera).

Schema degli affreschi della cupola

 I 24 anziani dell'Apocalisse.

Cori Angelici con strumenti della Passione.

Cristo, Maria e Santi.

Virtù, beatitudini, doni dello Spirito Santo.

Vizi e l’ inferno.

Vetrate del tamburo.

Donatello, Incoronazione della Vergine.

Paolo Uccello, Resurrezione di Cristo.

Andrea del Castagno, Deposizione di Cristo.

Paolo Uccello, Natività di Cristo.

Paolo Uccello, Annunciazione a Maria (vetrata distrutta).

Lorenzo Ghiberti, Presentazione di Cristo al Tempio.

Lorenzo Ghiberti, Orazione di Cristo nell’orto.

Lorenzo Ghiberti, Ascensione di Cristo in Cielo.

Filippo Brunelleschi è descritto dai suoi contemporanei come un tecnico geniale e un inventore versatile. Brunelleschi, riuscì a dare forma ad una nuova figura professionale di architetto: quella di un progettista in grado di riassumere e fare propri tutti gli strumenti della tradizione oltre che di garantire, con la sua personale responsabilità, l’intero processo esecutivo, inclusa la realizzazione dei particolari. Non fu una conquista né facile né indolore. Ma qualunque architetto contemporaneo, oggi, dovrebbe essere consapevole di quanto è grande il debito di riconoscenza che ogni professionista dell’architettura deve a questo genio.

Al momento della sua costruzione, la Cupola del Brunelleschi era la più grande del mondo: rimane ancora oggi la più grande in muratura mai costruita.

«Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?».

Sono parole di Leon Battista Alberti, grandissimo architetto rinascimentale, che al celebrato maestro Brunelleschi volle rendere questo rispettoso omaggio.