È molto conosciuto ma in pochi l’hanno davvero visitato. La sua fama, in Italia e all’estero, è dovuta quasi più per l’aura di mistero e inaccessibilità, che per la meraviglia della sua architettura, è un’opera architettonica davvero unica ed eccentrica, esempio di architettura orientalista in Italia, circondato da un ampio parco, si trova a circa 30 chilometri da Firenze nei pressi di Leccio, nel comune di Reggello.

La storia di questo castello è alquanto complessa e attraversa diversi secoli. Alla sua costruzione è legata persino la leggenda secondo cui l’imperatore Carlo Magno sarebbe passato da questo luogo mentre era di ritorno da Roma, dove, nel 780 d.C., fece battezzare il suo erede.

Si erge su una collina proprio sopra il paese ed è circondata da un grande parco di 187 ettari, di cui 50 “parco storico”. Tenuta di caccia in epoca medicea, nel 1605 la proprietà venne acquistata dagli Ximenes D’Aragona. Fino alla metà dell’800 ebbe l’aspetto di una classica villa toscana.

Da quella data il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, con un lavoro ristrutturazione che durò oltre 40 anni, diede al castello la veste attuale.

La tenuta di cui fa parte il castello appartenne nei secoli a diverse importanti famiglie, dagli Altoviti, per poi passare a Giovanni Jacopo de' Medici che a sua volta la vendette a Sebastiano Ximenes. Nel dopoguerra è stato adibito a hotel di lusso e set di numerose produzioni cinematografiche.

Gli interni, le numerose sale del Castello di Sammezzano, particolarmente quelle del piano nobile, consentono di realizzare un viaggio virtuale in tutto l’Oriente, dalla Cina e l’Arabia fino alla Spagna. Si puo ammirare dei capolavori architettonici di arte moresca come l’Alhambra di Granada ed il Taj Mahal in India. Nel piano monumentale si trovano sale bellissime con colori sorprendenti e giochi di luce.

Ogni stanza è un mondo che Ferdinando non ha mai realmente visto, ma che ha conosciuto attraverso la ricerca ed il profondo studio (“Non sine labore”). Una serie di motti, frasi e commenti, in latino, italiano e spagnolo, accompagnano i visitatori in un viaggio nello spazio e nel tempo. Uno delle sale più bella del castello è la sala dei Pavoni, dove il proprietario del castello usava accogliere i suoi ospiti e dove potete ammirare la migliore espressione dello stile moresco, di stucchi e di maioliche e la sala Bianca, con pavimenti in mosaico marocchino e soffitti decorati con imponenti lampadari.

All’esterno del castello con la sua duplice facciata che rappresenta il sole e la luna, ispirati alle influenze arabe, con piscine, fontane, ornamenti da giardino in terracotta, domina la collina sopra Leccio e fin dalla prima vista lascia presagire le meraviglie ed i misteri che nasconde al suo interno.

E' circondato da un grande meraviglioso parco, uno dei più belli della Toscana, qui si trova il più numeroso gruppo di sequoie giganti che Ferdinando importò dalla California.
Con più di 50 esemplari, tutti oltre i 35 metri di altezza. Fra queste la cosiddetta "sequoia gemella" alta più di 50 metri e con una circonferenza di 8 metri, fa parte della cerchia dei 150 alberi di "eccezionale valore ambientale o monumentale”.

La leggenda del Leone Triste

Pochi anni dopo il termine dei lavori il Marchese Ferdinando fu colpito da una strana malattia. Oltre ai medici furono interrogati anche maghi e veggenti per fare appello anche alle “arti oscure” pur di salvargli la vita. Ma niente da fare, il Marchese morì nel 1897 e nessuno ha mai capito di quale oscuro male si trattasse.

Le sue spoglie vennero custodite, provvisoriamente, in una cripta sotto al Castello e a guardia di queste furono posti due leoni in terracotta che non erano ancora finiti. L’artigiano che li stava scolpendo decise allora non di dare loro l’espressione seria e maestosa tipica dei leoni da guardia ma un’aria triste e malinconica.

Per la stranezza della sua morte si diffuse la leggenda che narra della maledizione di una fattucchiera: chiunque avesse profanato le statue dei leoni sarebbe stato condannato a soffrire e a morire della stessa malattia del marchese Ferdinando.

Nel 2005, quando il Castello di Sammezzano era già in totale stato di abbandono e decadenza, uno dei leoni fu rubato e pare che la maledizione si sia abbattuta sui ladri facendo loro subire lo stesso destino del marchese: in punto di morte, sembra abbiano confessato di essere stati proprietari del “Leone Triste”.

Amato e abbandonato

La storia recente del Castello purtroppo non è così rosea. Durante la guerra fu occupato e saccheggiato dai nazisti. E in seguito dagli alleati che ne fecero un quartier generale. Diventò poi un ristorante e un albergo di lusso che ha ospitato alte personalità e personaggi famosi da tutto il mondo fino alla fine degli anni novanta.
Da allora il Castello ha subito varie vicissitudini e adesso versa in stato di semi abbandono, tanto che da qualche anno sono state sospese le visite.

Da anni il Comitato F.P.X.A. e il movimento Savesammezzano, si battono per il recupero, la custodia e la vita futura di questa meraviglia arabeggiante della Toscana, un castello da sogno dai mille colori.